La recente vicenda nazionale della cosiddetta “famiglia nel bosco”, che ha riportato al centro del dibattito pubblico il tema della tutela dei minori in situazioni di grave disagio, offre lo spunto per osservare una realtà meno visibile ma altrettanto delicata: quella di Recanati.
Lontano dai riflettori mediatici, anche la città leopardiana si trova a fronteggiare un fenomeno in costante crescita, legato alla gestione di bambini e adolescenti coinvolti in episodi di vandalismo, conflitti familiari, fragilità psicologiche e percorsi educativi complessi.
I numeri parlano chiaro. Nel 2024 il Comune ha sostenuto spese per circa 200 mila euro per il collocamento di minori — in alcuni casi insieme alle loro madri, quando sono presenti situazioni di violenza domestica — in comunità educative e strutture di accoglienza. Una cifra già rilevante per un ente di queste dimensioni, ma che nel 2025 è quasi raddoppiata, raggiungendo i 380 mila euro.
Attualmente, su una popolazione giovanile (0-18 anni) di circa 4.000 persone, sono una quindicina i minori seguiti in modo continuativo dai servizi sociali comunali, oltre ad alcune madri. Si tratta di ragazzi provenienti da contesti familiari problematici, talvolta già noti alle forze dell’ordine per piccoli episodi di vandalismo, altre volte vittime di situazioni così compromesse da rendere necessario un allontanamento temporaneo dalla famiglia d’origine.
Il ricorso alle comunità educative, tuttavia, rappresenta spesso una soluzione obbligata ma non sempre la più efficace dal punto di vista educativo ed emotivo. E soprattutto è una scelta estremamente onerosa: le rette possono superare anche i 100 euro al giorno per ogni minore, gravando pesantemente sui bilanci comunali.

Il vero nodo è di natura strutturale. L’aumento dei casi e la crescente complessità delle situazioni hanno messo sotto pressione i servizi sociali.
L’assessore al welfare Emanuela Pergolesi non lo nasconde:
«Ci troviamo a dover fronteggiare emergenze continue, spesso con risorse insufficienti. Il collocamento in comunità è una scelta estrema, necessaria quando il minore non può rimanere in famiglia e quando non esistono alternative immediate».
Ma proprio questa difficoltà mette in luce una grave carenza sul territorio:
«A Recanati manca una rete solida di famiglie affidatarie disposte ad accogliere, anche temporaneamente, bambini e adolescenti in situazione di fragilità», sottolinea l’assessore.
«La famiglia affidataria non sostituisce quella d’origine, ma la affianca: offre un ambiente stabile in cui il minore può vivere mentre si lavora al rientro in famiglia o alla costruzione di un nuovo equilibrio. Le famiglie disponibili sono pochissime, e spesso già impegnate».
Il Comune riconosce rimborsi e sostegni economici, ma coinvolgere nuovi nuclei resta difficile: l’affido richiede formazione, tempo, dedizione e un accompagnamento costante. Senza una rete territoriale più ampia e strutturata, il rischio è che l’emergenza silenziosa dei minori fragili continui a crescere, insieme ai costi sociali ed economici che la comunità è chiamata a sostenere



1 commento
Recanati ha un centro antiviolenza affidato a una persona validissima come la dottoressa Margherita Carlini e questo è un merito delle precedenti amministrazioni e della attuale che ha scelto la continuità. Spesso i minori problematici vengono da contesti familiari violenti quindi potenziamo le strutture sul territorio e cerchiamo di promuovere la cultura dell’affido anche soltanto dell’affido diurno a favore di madri single che debbono lavorare. Così si può cercare di evitare il ricorso alle case famiglia che sono solo soluzioni estreme e non sempre efficaci.