La Caritas della parrocchia di San Francesco, grazie alle offerte dei fedeli, sostiene i nuclei più colpiti dal conflitto. Lettere di ringraziamento affisse in chiesa raccontano dolore e speranza
Un aiuto concreto che supera i confini geografici e arriva dritto al cuore di chi, ogni giorno, convive con le ferite della guerra.
Nei giorni scorsi la Caritas della parrocchia di San Francesco di Recanati, grazie alla generosità dei parrocchiani, ha destinato un contributo di 800 euro a favore di alcune famiglie ucraine duramente colpite dal conflitto.

Un gesto semplice ma di grande valore umano, reso possibile grazie alla mediazione di padre Olexandr, che ha individuato i nuclei familiari in maggiore difficoltà e curato la consegna del sostegno. A raccogliere il ringraziamento commosso delle famiglie è stato don Sergio Fraticelli, destinatario di lettere toccanti, colme di dolore, speranza e profonda riconoscenza.
I messaggi, oggi affissi sulla porta della parrocchia, sono diventati una testimonianza viva di come anche una comunità raccolta come quella recanatese possa trasformare la solidarietà in un aiuto capace di portare sollievo, dignità e speranza nel cuore di una tragedia che continua a segnare la vita di milioni di persone.
QUESTO IL TESTO DELLE TRE LETTERE:
Ciao caro don Sergio. Ho ricevuto il resoconto da parte da padre Olexandr che gentilmente si è impegnala scegliere le famiglie da consegnare l’aiuto offerto da voi per le vittime della guerra in Ucraina.
Saluti don Sergio e cari benefattori! Quattro anni fa, nel sogno più terrificante, non avrei mai potuto immaginare di poter perdere la mia vita felice. Eravamo contadini. Sulla nostra terra, in un campo aperto, abbiamo costruito una casa in cui sono cresciuti i nostri figli ed è nato un nipote…Ma poi arrivò (a guerra. Il 02/03/2022, i nostri difensori, la cui posizione era vicina al nostro campo e alla nostra casa, lasciarono la nostra casa. Li invitammo a casa nostra e vissero lì per diversi giorni, dando loro da mangiare. Ma i nostri soldati dovettero andarsene, prima dell’invasione dei russi…Dal 22/07/2023, io e mio marito rimanemmo soli nella nostra tenuta in mezzo ai campi. Gli unici luoghi più vicini a noi erano le postazioni russe (esercito). È impossibile elencare tutte le perquisizioni e le visite degli occupanti. Sopportammo tutto, aspettammo i nostri finché ci fu speranza. Dopotutto, i nostri erano molto vicini, a meno di 10 km. Non si è avverato. La prima volta non ci lasciarono uscire alla dogana, ma un mese dopo tentammo di nuovo la fuga. Il 24/04/2025 siamo partiti da casa e il 30/04/2025 siamo arrivati a Zaporizzja. Un mese dopo, mio marito è partito per la guerra. Non poteva restare a guardare quando sapeva di poter fare del bene al suo Paese, perché aveva una grande esperienza e un grande amore. È stato ucciso in campo di battaglia… Mio figlio maggiore è tornato dalla Polonia a Zaporizzja il secondo giorno di guerra su vasta scala. Ha combattuto per tutta la guerra. Mio figlio più piccolo ha una grave malattia muscoloscheletrica. Ho scoperto il centro di volontariato “Sobornyi” e da quattro mesi tesso reti mimetiche. Solo mio nipote, un bambino di prima elementare che ha davvero bisogno della nonna, riesce a distrarmi dal tessere reti nei fine settimana. E anche in quel caso, cerchiamo di passare al centro con lui per almeno qualche ora per lavorare. Fino alla fine della guerra, mi sono prefissata l’obiettivo principale: tessere reti, e inoltredono regolarmente il sangue al centro donatori. Faccio tutto ciò che è in mio potere per la mia Ucraina inconquistata. Ringrazio tutte le persone premurose del mondo per aver sostenuto l’Ucraina nella lotta contro l’orda selvaggia Michejeva Olena
Ciao, carissimi! Sono Serhiy, vengo dalla città di Pologi, nella regione di Zaporizhia. Ho una figlia, Olya, di 8 anni, che frequenta la scuola elementare e ama disegnare e cantare. Dal 2022 ho preso parte alla guerra, difendendo (a mia patria, l’Ucraina, e in seguito alle ferite in campo di battaglia sono stato de mobilizzato. Ora lavoro in un centro di volontariato. Con rispetto, Serhiy.
Salve cari don Sergio e i gentili benefattori! Veniamo dalla città di Orikhiv, in prima linea del fronte al Sud. una città sotto attacco dal 2022 e distrutta quasi al 95%. Sono Oksana Ivanovna Kovalevska, madre di un figlio soldato ucciso nel 2022 mentre difendeva l’Ucraina. Dal 2014, io e mio marito siamo volontari nelle Forze Armate ucraine: tessiamo instancabilmente reti mimetiche, crediamo e preghiamo. I nostri figli e nipoti crescono in Polonia: la famiglia è divisa e soffre. Tutto è stato distrutto: l’appartamento, la casa di mia madre, l’alloggio dei miei figli, il lavoro, il cimitero, la casa dove si respirava un senso di pace e sicurezza. Ora siamo in cinque a viaggiare: io e mio marito, Aie cani e un gatto. Siamo amareggiati. Ma teniamo duro. E confidiamo nella Vittoria dell’Ucraina, nonostante tutto. Oksana Ivanovna Kovolevska



1 commento
Poi un giorno vorrei sapere da queste povere persone russe nate in terra d’ Ucraina perché in occidente i beni di prima necessità,e non solo, sono raddoppiati dall’ inizio del riappropriamento Russo,ricordando che nel 1986 dopo disastro di Chernobyl,tutte le autorità hanno esortato a non consumare prodotti provenienti da quelle zone per almeno 250 anni perché radioattive…perché grano ,soia, semi da olio,olio di oliva ,pomodori,tabacco,banane,mango,papaya,kiwi,sushi,tapioche,ananas,legno di agar, pepe,the nero,verde, wasabi ,patchouli e quant’ altro sono schizzati alle stelle con la scusa della guerra in Ucraina….vorrei una spiegazione da un Ucraino possibilmente non ipocrita.