Il defibrillatore automatico esterno (Dae) di piazza Leopardi, già utilizzato almeno due volte per interventi salvavita, diventa oggi il simbolo di una gestione che molti cittadini definiscono paradossale. Dopo l’ultimo utilizzo, risalente allo scorso ottobre, il dispositivo non è mai stato ricollocato nella teca vicino alla chiesa di San Domenico. A febbraio 2026 sono trascorsi quasi quattro mesi senza un presidio sanitario essenziale nel cuore della città, proprio in uno dei luoghi più frequentati.
Una situazione che alimenta rabbia e amarezza, soprattutto alla luce delle iniziative pubbliche organizzate appena pochi mesi prima. Nel maggio scorso, infatti, il Dae era stato protagonista di inaugurazioni, dimostrazioni e momenti di sensibilizzazione sull’importanza della prevenzione e del primo soccorso. Eventi presentati come segnali concreti di attenzione verso la sicurezza dei cittadini, che oggi rischiano però di apparire come semplici passerelle istituzionali.
Perché mentre si tagliano nastri e si organizzano dimostrazioni pubbliche, la realtà racconta che per mesi nessuno si preoccupa di garantire la presenza effettiva e continua del defibrillatore nella sua teca. Eppure si tratta di uno strumento che può fare la differenza tra la vita e la morte, dove ogni minuto perso riduce drasticamente le possibilità di sopravvivenza.
La vicenda apre interrogativi pesanti sulla gestione e sul controllo del servizio. Le norme prevedono che i defibrillatori installati in luoghi pubblici siano sempre efficienti e immediatamente disponibili. Il rischio, altrimenti, è che alla mancanza organizzativa possano affiancarsi anche responsabilità amministrative, civili o penali.
Intanto cresce il malcontento tra i cittadini, che si sentono presi in giro da annunci e cerimonie seguite, nei fatti, da mesi di assenza di un presidio salvavita fondamentale.

