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    Home » Sanità marchigiana: il Comitato di Recanati scrive ai candidati regionali
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    Sanità marchigiana: il Comitato di Recanati scrive ai candidati regionali

    Radio ErreBy Radio Erre5 Settembre 2025Updated:5 Settembre 20256 commenti7 Mins Read
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    Visualizzazioni: 3260

    Il Comitato “Salviamo il Punto di Primo Intervento” di Recanati ha diffuso una lettera aperta ai candidati per la guida della Regione Marche, denunciando la grave situazione del Servizio Sanitario Nazionale e in particolare del sistema regionale.
    Tra le criticità segnalate figurano: liste d’attesa insostenibili, eccessiva burocrazia informatica, carenza di personale sanitario, debolezza della medicina territoriale, sottofinanziamento pubblico e disuguaglianze territoriali.
    Il Comitato chiede impegni concreti e non promesse, tra cui: assunzioni straordinarie, rilancio della sanità territoriale, abbattimento delle liste d’attesa, stop alla privatizzazione selvaggia e una vera semplificazione delle procedure.
    “Il cittadino deve tornare al centro del sistema sanitario – sottolinea il Comitato – non possiamo restare in silenzio mentre il diritto alla salute viene eroso pezzo dopo pezzo”.

    PUBBLICHIAMO IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA APERTA

    Carissimi Candidati per la guida della nostra cara Regione Marche,

    ci rivolgiamo a Voi con crescente preoccupazione per la condizione in cui versa il nostro Servizio Sanitario Nazionale (SSN) in Italia e soprattutto nella nostra realtà territoriale. Questo prezioso patrimonio pubblico è da moltissimi anni messo a dura prova a causa di tagli strutturali, mancanza di programmazione, carenze di personale e una crescente privatizzazione strisciante. Pur essendo consapevoli delle ristrettezze economiche del nostro periodo storico, non si possono, però, celare le scriteriate scelte politiche attuate nella nostra Regione negli ultimi 15-20 anni, in particolare avviate dalle precedenti amministrazioni di Centro Sinistra fino al 2020 e successivamente non colmate dal successivo governo di Centro Destra.

    Nella pubblicità elettorale di questo periodo ascoltiamo tantissimi compiacimenti per l’operato fatto dalle contrapposte aree politiche e duri attacchi verso gli imperdonabili errori degli avversari, il tutto arricchito da iperboliche e irreali promesse per il futuro; ciononostante avvertiamo una reale mancanza di concrete nuove idee di cambiamento costruttivo in merito al futuro del nostro Sistema Sanitario Regionale. Il diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione Italiana, dovrebbe essere garantito universalmente, equamente e gratuitamente a tutti i cittadini. Purtroppo, la realtà quotidiana racconta una storia diversa: milioni di italiani si trovano oggi ad affrontare un sistema in difficoltà, che non riesce più a rispondere in maniera tempestiva, efficace ed equa ai bisogni di salute della popolazione. Per elencare tutte le “falle” presenti e che fanno soffrire tutti noi cittadini avrei bisogno di tempi lunghissimi, quindi ci permettiamo di elencare solo alcune delle criticità:

    1. Liste d’attesa insostenibili: un’emergenza ignorata

    Le liste d’attesa per esami diagnostici, visite specialistiche e interventi chirurgici sono diventate il simbolo dell’inefficienza del sistema in tutta l’Italia; ritardi di 8, 10 o anche 12 mesi sono ormai la norma. Le Priorità, che dovrebbero essere evase in tempi ristretti, spesso slittano per settimane. Pertanto chi può permetterselo si rivolge alla sanità privata, pagando di tasca propria ciò che spetterebbe gratuitamente; mentre, chi non può, rinuncia alle cure con gravi ritardi alla diagnosi e drammatiche conseguenze. La giustificazione istituzionale fornita ai cittadini è stata peraltro la stessa in tutte le regioni italiane, pur se governate da contrapposte forze politiche: illusorie liste di priorità, colpevolizzazione del personale sanitario (Es.: “…i medici disponibili mancano… i medici di famiglia fanno troppe richieste e spesso improprie”). Tutto questo meccanismo produce una sanità a doppio binario, profondamente ingiusta e incostituzionale.

    1. Estrema “burocratizzazione informatizzata”

    La trasformazione informatica del piano sanitario nazionale prevedeva drastica riduzione della burocrazia e semplificazione nelle procedure delle prenotazioni e della lettura dei referti. Purtroppo ciò non è avvenuto, anzi la definizione dei protocolli è stata completamente messa in mano a “burocrati” ed “operatori di computer” che non hanno minimamente provato a trasformare il linguaggio sanitario professionale in maniera plastica; quindi  noi comuni cittadini dobbiamo peregrinare incessantemente come trottole tra gli studi dei medici convenzionati e le strutture sanitarie della AST sotto l’incitazione di frasi del genere: “il tuo medico ha sbagliato doveva scrivere questa frase con questo numero di protocollo… ritorna dal medico e fatti rifare il foglio, poi prenota nuovamente l’esame” oppure “…i risultati degli esami li inviamo via mail, se lei non ha internet doveva dirlo prima, comunque potrà ritirarli tra una settimana…”. Ma non doveva essere una semplificazione in cui l’informatica doveva rappresentare un ausilio nel rispetto delle persone, anche quelle che non hanno dimestichezza con l’informatica?

    1. Carenza di personale sanitario: professionisti allo stremo

    Medici, infermieri, operatori sociosanitari e tecnici sanitari sono sempre di meno, insufficienti e sempre più anziani con turni per questo massacranti e gravosi; il loro lavoro è sempre sovra i “limiti”, un insostenibile super ménage continuo giustificato da “straordinarie” carenze strutturali che non vengono mai sanate. Le nuove generazioni tendono ad evitare il lavoro pubblico perché scoraggiate da stipendi inadeguati, precariato, responsabilità crescenti e aggressioni sul posto di lavoro. I pensionamenti non vengono rimpiazzati, i concorsi vanno deserti e molti professionisti scelgono di trasferirsi all’estero o nel privato. La Regione ricorre così sempre più spesso a cooperative, esternalizzazioni e gettonisti, con costi estremamente superiori e minore continuità della assistenza.

    1. Medicina del Territorio debole: il paziente resta solo

    La pandemia da Covid aveva evidenziato la necessità di rafforzare la medicina territoriale, l’assistenza domiciliare e i servizi di prevenzione. Ciononostante non si sono attuate le necessarie modifiche e i cittadini più fragili (anziani in particolare) sono “abbandonati”, senza un medico di famiglia reperibile, né assistenza infermieristica, pochissime strutture intermedie sul territorio. Le case di comunità, previste dal PNRR, sono poche, spesso non operative o senza personale sufficiente.

    1. Finanziamento pubblico insufficiente: sanità pubblica sotto attacco

    L’Italia investe nella sanità pubblica una quota di PIL inferiore alla media europea. ll SSN è oggi strutturalmente indebolito sia da tagli lineari e definanziamento, sia da un insufficiente aumento di fondi non congruo rispetto alle reali evoluzioni sociali e finanziarie. Senza un adeguato aumento strutturale e stabile del finanziamento, il sistema pubblico verrà così progressivamente smantellato, sostituito da un modello misto dove solo chi paga ha accesso tempestivo e di qualità alle cure.

    1. Disuguaglianze territoriali e sociali: l’Italia della sanità a due velocità

    Si aggiungono, inoltre, le profonde diseguaglianze tra: “Nord e Sud”, “centri urbani – periferia – aree interne” e le “varie Regioni”. I Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) non sono così garantiti ovunque allo stesso modo; in alcune Regioni l’accesso a cure adeguate è un’impresa, in altre le strutture sono eccellenti ma orientate verso il privato. Una disparità che mina il principio di universalità ed uguaglianza fondamentale e sacro per ogni sistema sanitario pubblico.

     

    Le richieste: non promesse, ma fatti concreti

    Chiediamo con urgenza a Voi candidati di assumere impegni chiari, vincolanti e concreti su questi punti:

    1. Assunzione immediata di personale sanitario, attraverso piani straordinari, stabilizzazione dei precari e concorsi rapidi;
    2. Rilancio della sanità territoriale, con investimenti reali in case della comunità, assistenza domiciliare, cure intermedie e medicina di famiglia;
    3. Piano nazionale per l’abbattimento delle liste d’attesa, con obiettivi misurabili e trasparenza nella gestione;
    4. Riequilibrio territoriale, per garantire gli stessi diritti in tutte le regioni;
    5. Stop alla privatizzazione selvaggia, che drena risorse e personale dal pubblico;
    6. Coinvolgimento attivo di cittadini, professionisti e associazioni
    7. Applicazione di una vera semplificazione informatica delle procedure di espletamento delle prestazioni sanitarie con snellimento della burocrazia alla portata di tutti.

    In conclusione

    La Sanità Pubblica è il più Sacro e Prezioso bene comune; ignorare i suoi segnali evidenti di crisi significa tradire quel fondante patto sociale tra Stato e cittadini. Non dobbiamo mai dimenticare che il “cittadino” è il vero centro del nostro Sistema Sanitario Nazionale, mentre attualmente viene trattato come un “vassallo della Gleba”. Non possiamo permetterci di restare in silenzio mentre il diritto alla salute viene eroso, pezzo dopo pezzo.

    Vi chiediamo con forza di ascoltare questa nostra voce che cerca di amplificare quella di milioni di italiani: pazienti, famiglie, operatori sanitari, giovani e anziani, residenti nelle città o nelle periferie.

    Confidiamo nel vostro coraggio politico orientato verso un agire concreto con determinazione e rispetto. Grazie dell’attenzione.

    Recanati, lì 05 settembre2025

     

    Il Comitato “Salviamo il Punto di Primo Intervento” di Recanati.

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    6 commenti

    1. Roberto Terrucidoro on 5 Settembre 2025 15:03

      Come Azione Recanati condividiamo in pieno le richieste del Comitato e come si è arrivati, nel corso degli anni, alla situazione odierna di stallo, con servizi carenti per tutta la cittadinanza.

      Reply
    2. Luca Falzetti on 5 Settembre 2025 16:47

      Un comunicato buono per qualsiasi parte d’Italia.
      Dal Comitato mi sarei aspettato più concretezza sul piano locale, perchè i recanatesi (e dintorni) con quello hanno a che fare, col numero di medici di famiglia disponibili, con quel minimo di servizi sanitari ancora attivi (leggi ex ospedale)i, con l’assistenza domiciliare agli anziani e non, con i pediatri di famiglia.
      Altrimenti è una presa in giro e, soprattutto, vuol dire rinunciare a chiedere conto delle tante, troppe promesse di certi assessori regionali alla sanità e loro reggicoda recanatesi.

      Reply
    3. Anonimo on 5 Settembre 2025 19:11

      Comitato moscio come un fico!!!

      Reply
    4. Anonimo on 6 Settembre 2025 9:57

      Diversi nuovi medici di base vogliono e prendono appuntamenti solo tramite whattpp e non rispondono alle chiamate perché sicuramente ne hanno troppe. Non può un medico di famiglia avere 1500 mutuati sono troppi… anzi in qualche parte arrivano a 2000 mutuati e in più svolgono altre attività. Ma lo stipendio principale gli arriva dall’avere tutti questi mutuati. A Recanati ad esempio in qualche anno abbiamo visto un ritorno di servizi maggiori di tutti quelli sommati negli ultimi 15 anni. Punto Salute, Tac, 2 medici in pià, un investimenti di 5 Milioni di euro e i lavori sono sotto gli occhi di tutti. Questo per dire che le cose sono cambiate e in poco tempo nonostante tutto, dopo più di due anni di emergenza Covid dove la maggior parte dei medici ed operatori che oggi si lamentano hanno contribuito a quel clima di terrore covid…Chiaro c’è molto da fare ma sono state fatte scelte e programmi validi, la riforma della sanità territoriale con le 5 Ast provinciali che hanno importanti capitoli di spesa e autonomia decisionale. Quindi avanti così perché sono state poste delle basi coraggiose e solide

      Reply
    5. Anonimo on 6 Settembre 2025 14:12

      tranquilli ci pensa il PD a sistemare tutto no?

      Reply
    6. Anonimo on 9 Settembre 2025 21:51

      io avevo un ospedale

      Reply

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