Cinque anni dopo l’inizio della pandemia da Covid-19, nulla è cambiato. La demonizzazione di chi chiede giustizia sulla gestione della pandemia e sull’obbligo vaccinale, continua.
Daniele Giovanardi, medico oggi in pensione, già direttore del Pronto Soccorso del Policlinico di Modena, figura nota nel mondo sanitario per il rigore professionale e per una vita che ha intrecciato medicina, sport – è stato atleta olimpico – arte e volontariato.
Negli ultimi anni Giovanardi ha scelto di esporsi pubblicamente, pagando anche un prezzo personale, per denunciare quella che considera una grave distorsione scientifica, politica e mediatica nella gestione dell’emergenza Covid-19. È ospite fisso settimanale di una web-tv nazionale, Becciolini Network, dove interviene e conduce trasmissioni dedicate ai grandi temi della sanità, dei vaccini e del rapporto tra scienza e potere.
Nell’intervista affrontiamo una domanda centrale:
che cosa rimane oggi del Covid, dopo il 2020 e dopo cinque anni di decisioni drastiche, obblighi, censure e verità proclamate come indiscutibili?
Giovanardi ripercorre i nodi più controversi della pandemia: dall’obbligo vaccinale, fino alla questione dei vaccini pediatrici, che in Italia restano dieci per legge dal 2017, nonostante la norma prevedesse una revisione scientifica triennale mai effettuata.
Al centro del confronto anche il tema delle reazioni avverse, della difficoltà nel loro riconoscimento, dell’aumento dei casi di miocarditi e pericarditi oggi ammessi persino nei bugiardini ufficiali dei vaccini Covid, dopo che inizialmente quei prodotti erano stati definiti “sicuri ed efficaci” senza riserve.
Secondo Giovanardi, non si è mai voluto aprire un vero dibattito scientifico, né condurre studi indipendenti sulle conseguenze a medio e lungo termine, mentre chi sollevava dubbi veniva marginalizzato, delegittimato o censurato.
Nel corso dell’intervista si parla anche di:
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profitti delle case farmaceutiche, dei rapporti con la politica e del ruolo dei media durante l’emergenza;
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delle dichiarazioni dell’immunologo cileno Bertoglio sui rischi dei prodotti mRNA, profondamente diversi dai vaccini tradizionali;
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del tema delle morti improvvise, su cui – secondo l’ex primario – non è mai stata condotta un’analisi epidemiologica trasparente;
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delle scelte dell’OMS e del rapporto tra organismi internazionali, EMA e AIFA;
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della vicenda del NITAG e della revoca di esperti critici da parte del Ministero della Salute;
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delle rivelazioni dell’ex funzionario OMS Francesco Zambon, che parlò di pressioni politiche sul dossier italiano del 2020;
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del protocollo “tachipirina e vigile attesa”, mai validato da studi clinici, come ammesso dalla stessa Angelini in Commissione parlamentare d’inchiesta.
Infine, uno sguardo al presente e al futuro: dalla censura social – oggi ammessa dagli stessi protagonisti come Mark Zuckerberg – fino alla necessità, secondo il medico modenese, di abbandonare definitivamente la logica emergenziale per costruire una vera cultura della prevenzione e della sicurezza, anche alla luce di tragedie recenti che impongono di ripensare il concetto stesso di sanità pubblica.

