Un patrimonio artistico di grande valore, donato alla città di Recanati, rischia oggi di finire nell’oblio. Si tratta delle opere di Lorenzo Gigli, pittore recanatese noto come il “pittore dei due mondi”, vissuto e morto in Argentina, protagonista di una significativa carriera internazionale.
Nel 1998 il Comune accettò dalla figlia dell’artista, Adelaide Gigli, la donazione di 14 opere, allora stimate 750 milioni di lire. In cambio, l’amministrazione concesse l’uso gratuito di un’abitazione nel Chiostro di Sant’Agostino e una rendita vitalizia.
I quadri furono collocati nel Museo di Arte Contemporanea e dei Pittori dell’Emigrazione, allestito nell’ex convento di Sant’Agostino su iniziativa dell’allora assessore alla cultura Franco Foschi. Un progetto ambizioso, chiuso però nel 2010, quando gli spazi vennero destinati alla scuola elementare Gigli.
Molte opere di altri artisti furono restituite ai proprietari, mentre il destino dei dipinti di Gigli rimase a lungo incerto. Solo anni dopo, grazie all’impegno dell’esperta d’arte Nicla Cingolani, le tele trovarono una nuova collocazione nel Palazzo Comunale, in una galleria adiacente alla Sala degli Stemmi.
Una sistemazione rivelatasi tuttavia precaria e poco rispettosa: i quadri sono esposti lungo un corridoio senza didascalie, titoli o indicazioni biografiche. In alcuni casi risultano persino coperti da materiale depositato lungo il passaggio.

Ancora più critica la situazione di un grande olio su tela raffigurante una corrida che, per le dimensioni, non ha trovato spazio nella galleria. Trasferito nella stanza dell’assessore alla cultura, non è mai stato affisso e da anni giace appoggiato a terra, coperto da pacchi e sacchetti, con il rischio concreto di danneggiarsi.
Una condizione che contrasta con il profilo dell’artista. Nato a Recanati nel 1896, Lorenzo Gigli si affermò in Argentina come docente all’Accademia Nazionale di Belle Arti “Manuel Belgrano” e alla Facoltà di Architettura dell’Università di Buenos Aires, ricevendo numerosi riconoscimenti.
Resta quindi una domanda aperta:
perché le opere di un artista di rilievo internazionale, un tempo fiore all’occhiello della collezione civica, oggi non godono di una reale tutela né di un progetto di valorizzazione?
È solo una questione di spazi o il segno di un più profondo disinteresse verso la memoria culturale della città?