Fotografie, medaglie e documenti appartenuti a Gino Bartali finiscono al centro di un procedimento penale che si aprirà il 22 ottobre al Tribunale di Macerata.
Imputato per furto è un 58enne di Senigallia, Giovanni Spenga, titolare di un’attività di svuota cantine, accusato di essersi appropriato di alcuni cimeli custoditi nella casa di Montefano di Andrea Bartali, figlio del celebre campione di ciclismo, scomparso il 23 giugno 2017.
L’udienza preliminare
Oggi l’uomo è comparso davanti al giudice Enrico Pannaggi per l’udienza predibattimentale al Tribunale di Macerata. Il giudice ha disposto la prosecuzione del giudizio. Il processo entrerà nel vivo il 22 ottobre davanti al giudice Federico Simonelli. L’accusa è sostenuta dal pubblico ministero Rocco Dragonetti.
I fatti contestati
Secondo quanto ricostruito dall’accusa, i fatti risalgono al 18 marzo 2024. Il 58enne sarebbe stato contattato tramite una ricerca online da Stella e Gioia Bartali, nipoti di Gino Bartali, che gli avevano affidato l’incarico di smaltire oggetti dalla casa di Montefano del padre Andrea.
Le due donne avrebbero selezionato il materiale da eliminare, accantonandolo nel garage e nel salotto dell’abitazione. Sempre secondo l’ipotesi accusatoria, l’uomo si sarebbe però approfittato dell’incarico, prelevando dall’appartamento fotografie, documenti, targhette onorifiche e medaglie appartenute al campione toscano, per poi metterle in vendita.
Non trovando più i cimeli, le nipoti avrebbero presentato denuncia. Assistite dall’avvocato Gerardo Pizzirusso, si sono costituite parte civile nel procedimento.
I cimeli, rinvenuti all’interno di un capannone utilizzato dal 58enne, sono stati sequestrati dagli inquirenti.
L’imputato è difeso dall’avvocato Marco Subiaco. Il processo dovrà ora chiarire quanto accaduto e accertare eventuali responsabilità nella gestione e nella sottrazione dei preziosi ricordi legati alla figura di Gino Bartali


