Si chiama “Il Gusto che cura” il progetto promosso dalla Fondazione Pro Hospice di Loreto che ha coinvolto l’Istituto Alberghiero Einstein Nebbia, pensato per aiutare a magiare persone con difficoltà di deglutizione

 

Il sapore del cibo come dimensione simbolica del gusto, del ricordo, del desiderio, del piacere stesso per chi ha difficoltà a nutrirsi e risiede in contesti delicati come quelli sanitari ed assistenziali. Risponde a questa esigenza il progetto “Il gusto che cura ”, promossa dalla Fondazione Pro Hospice di Loreto, nell’anno del suo 25° anniversario, una data particolarmente importante se si pensa che l’Hospice di Loreto è stato il primo  a nascere nelle Marche. Si tratta soprattutto di una iniziativa ad alto valore sociale che vuole donare il piacere di assaporare i cibi in chi non può più farlo naturalmente ed ha forti difficoltà ad alimentarsi.

E così il progetto, curato dalla dottoressa Francesca Fiorini, psicologa all’Hospice di Loreto,  ha coinvolto i giovani dell’Istituto Alberghiero Einstein Nebbia per la preparazione di un menù speciale: Crema di pecorino alla carbonara, vincisgrassi in una nuvola, pollo in potacchio e ricotta di visciola per chiudere con il dolce. Tutto, rigorosamente servito sotto forma di mousse affiche gli ospiti dell’hospice possano assaggiare i piatti cucinati dagli studenti della scuola.

Il cibo, nella sua dimensione più ampia, rappresenta uno dei simboli fondamentali della vita: nutrirsi non è solo un atto fisiologico, ma un gesto profondamente umano, relazionale e culturale. E se questo è vero sempre lo è in modo particolare nei contesti sanitari ed assistenziali, soprattutto in delicati luoghi di cura come gli hospice, dove il cibo assume una valenza ancora più significativa poiché esso diventa espressione di attenzione, di personalizzazione della cura e di rispetto della persona nella sua interezza. Quando la malattia limita le possibilità di nutrirsi o di bere, e il corpo non riesce più a rispondere come prima, resta però intatto il desiderio del gusto e della possibilità di provarlo ancora una volta e proprio a questo fine è nata l’iniziativa voluta dalla Fondazione Pro Hospice che è un progetto sensoriale e fa parte di uno ancora più ampio che aveva visto protagonista, nei mesi scorsi, il teatro.

Molto soddisfatto Paolo Niccoletti, Presidente della Fondazione Pro Hospice, “Sono stati proprio gli studenti  – spiega – ad aver studiato e creato questo speciale menù in grado di riproporre i sapori e i profumi dei cibi tradizionali marchigiani a persone con difficoltà di deglutizione (disfagia). Un gesto concreto, ma anche simbolico considerando quanto il mangiare rappresenti sia un atto fisiologico che un gesto profondamente umano, relazionale e culturale, grazie al quale ci si può sentire ancora vivi e parte di una comunità anche in situazioni di estrema fragilità’.  La giornata di oggi 15 aprile, ha visto così un momento conviviale, un pranzo in cui i piatti a forma di mousse sono stati presentati e condivisi con le autorità locali, gli operatori dell’Hospice e i rappresentanti della scuola. “Abbiamo partecipato a questo progetto con grande entusiasmo anche perché l’alimentazione ed il cibo nella loro valenza sociale rappresentano una parte importante del nostro dna” ha specificato il dirigente scolastico dell’Istituto Alberghiero Einstein Nebbia Francesco Lucantoni

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