In occasione dell’anniversario della Festa della Liberazione, tornano le celebrazioni ufficiali e le ricostruzioni più diffuse sulla fine del nazifascismo in Italia. Ma c’è chi invita ad andare oltre la narrazione consolidata. Renato Biondini, autore del libro “Una repubblica nata male. L’Italia dal fascismo al secondo dopoguerra”, propone una lettura alternativa e controversa degli eventi che portarono alla morte di Mussolini e di Claretta Petacci il 28 aprile 1945.
Secondo la versione storica più accreditata, l’esecuzione avvenne per mano del partigiano Walter Audisio, noto come “colonnello Valerio”, a Giulino di Mezzegra. Biondini, però, sostiene di essere in possesso di documenti inediti — tra cui una lettera attribuita a Sandro Pertini — che metterebbero in discussione questa ricostruzione.
Nell’intervista, Biondini spiega le sue ricerche, le fonti raccolte e le ragioni per cui ritiene che la verità storica sulla morte del dittatore sia stata per decenni semplificata o nascosta. Un contributo che si inserisce nel dibattito, sempre attuale, sulla memoria della Resistenza e sulla necessità di approfondire criticamente le pagine più delicate della storia italiana.
