Grazie ad una storia pubblicata su Instagram dall’Onorevole Antonio Razzi abbiamo scoperto che il senatore, eletto per due legislature e famoso anche per la sua simpatia e per le imitazioni che gli dedica frequentemente Maurizio Crozza, si avvale del patrocinio di un avvocato recanatese, l’Avv. Damiano Corsalini.

Abbiamo allora chiamato al telefono il legale per avere notizie in merito e, soprattutto, per avere una panoramica generale sul fenomeno – purtroppo diffuso – delle offese social, terreno per i più sconosciuto e sottovalutato e che potrebbe comportare invece serie conseguenze dal punto di vista penale e civile.

“Ho conosciuto l’On. Razzi grazie ad un comune amico e stimato dentista, dott. Arrigo Tamburi, e ho quindi il piacere di poterlo assistere anche in relazione a queste spiacevoli situazioni. Su tale rapporto professionale ho mantenuto il dovuto riserbo e ne parlo soltanto ora su Vostra sollecitazione e solo perché lo stesso mio cliente ne ha dato notizia sui social”.

Domanda: “Abbiamo letto che ha seguito l’Onorevole in una serie di denunce contro gli odiatori, che lo insultano sui social. Ha presentato molte querele?”

Risposta “Per il senatore Razzi ho presentato decine e decine di querele. ”.

Domanda “Si tratta di un fenomeno rilevante?”.

Risposta: “In generale, purtroppo, l’odio sui social è molto diffuso. Oltre che per l’On. Razzi, me ne sono dovuto occupare anche per altri personaggi. Si tratta di un fenomeno deprecabile e, al di là del fatto che lo devo affrontare per motivi professionali, sono contento di poter fare la mia piccola parte per contenerlo. Chi sbaglia deve pagare e capire!

Non si può pensare che l’uso dei social consenta di agire senza conseguenze o senza assumersi la responsabilità del proprio comportamento. È fondamentale, infatti, ricordare che dietro ogni profilo c’è una persona: non si può mai sapere chi ci sia dall’altra parte dello schermo né quali possano essere le conseguenze di un’offesa. I soggetti più fragili possono subire ripercussioni anche molto gravi sul piano personale”.

 

Domanda: “Si tratta quindi di azioni penali?”.

Risposta: “Sì, preferisco agire penalmente per le opportune verifiche sulla illiceità penale dei comportamenti da parte del Pubblico Ministero. Poi, naturalmente, all’azione penale segue l’azione civile per il risarcimento del danno morale e all’immagine. In realtà, nel nostro caso l’On. Razzi ha intrapreso queste iniziative soprattutto per contrastare questo fenomeno”.

 

 

Domanda: “È possibile individuare il responsabile delle diffamazioni anche quando scrive approfittando dell’anonimato?”.

Risposta: “Quando l’utente dei social approfitta dell’anonimato, ci dobbiamo avvalere della Polizia Postale che, tramite l’indirizzo IP, risale all’effettivo responsabile”.

 

Domanda: “Quali sono le conseguenze di questi attacchi social, di queste diffamazioni, di questi insulti gratuiti?”

Risposta: “Dal punto di vista penale si può ravvisare appunto il reato di diffamazione aggravata dal mezzo stampa ex art. 595 comma 3 c.p., che prevede la pena della reclusione da sei mesi a tre anni o la multa non inferiore a 516 euro.  Dal punto di vista civile, la vittima del reato può ottenere un risarcimento del danno proporzionato alla gravità dagli insulti, alla sua notorietà e al numero delle persone che leggono i commenti diffamatori. Il giudice, sebbene non sia vincolato ad una liquidazione prefissata del risarcimento, di regola liquida il danno con le tabelle del Tribunale di Milano, le quali classificano la diffamazione in livelli di gravità progressivi, associandole a ciascuno un intervallo monetario. Una diffamazione di tenue gravità – contenuto poco diffuso, offesa non particolarmente seria, nessuna conseguenza documentata – può essere liquidata tra 1.175 e 11.750 euro circa; una diffamazione di modesta/media gravità – contenuto diffuso, accuse serie, qualche conseguenza documentata – oscilla tra 11.750 e 30.000 euro; infine nelle ipotesi di diffamazioni di elevata/eccezionale gravità – diffusione su scala nazionale dell’offesa, notevole gravità del discredito e gravi conseguenze professionali- possono superare queste soglie in modo molto significativo”.

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