Prosegue l’attività di controllo del territorio da parte dei Carabinieri della Compagnia di Tolentino, con un’attenzione particolare al contrasto dei reati di falso. Nelle ultime ore, i militari della locale Stazione hanno deferito in stato di libertà un 44enne residente a Belforte del Chienti, già noto alle Forze di Polizia, ritenuto responsabile del reato di falsità materiale commessa dal privato.
L’uomo è stato fermato durante un normale controllo alla circolazione stradale mentre si trovava a bordo della propria autovettura nel centro cittadino. Alla richiesta dei documenti, il soggetto ha esibito una Carta d’Identità Elettronica (CIE) che ha immediatamente attirato il sospetto dei militari: il documento presentava infatti il microchip rimosso chirurgicamente.
L’asportazione del chip non è un danno accidentale, ma una manomissione deliberata volta a impedire la corretta lettura dei dati biometrici e digitali contenuti nel supporto, rendendo il documento formalmente contraffatto. Il documento è stato posto sotto sequestro.
L’episodio di Belforte del Chienti mette in luce un nuovo e preoccupante trend rilevato a livello nazionale. La rimozione del microchip dalle carte d’identità elettroniche non è un gesto vandalico isolato, ma una pratica che sta prendendo piede tra soggetti che tentano di: evitare l’identificazione digitale, aggirare controlli automatizzati ostacolando i sistemi di verifica presso aeroporti, banche o uffici pubblici che richiedono la scansione della componente elettronica.
In alcuni contesti, la rimozione è dettata dalla volontà di sottrarsi a presunti “tracciamenti” digitali, ignorando che tale azione costituisce un reato penale.
La Carta d’Identità Elettronica è un documento di Stato. Qualsiasi alterazione fisica, inclusa l’asportazione dei circuiti integrati, ne invalida la validità e configura il reato di falsità materiale, punibile secondo il Codice Penale.
L’attenzione dei Carabinieri resta alta per monitorare la diffusione di queste condotte e garantire la pubblica fede dei documenti d’identità.
Le informazioni sono state fornite nel rispetto dei diritti delle persone indagate, da ritenersi presunte innocenti in considerazione delle rispettive fasi del procedimento – indagini preliminari – fino ad un definitivo accertamento di colpevolezza con sentenza irrevocabile, ed al fine di assicurare il diritto di cronaca costituzionalmente garantito.
