Al Sindaco del Comune di Recanati
Al Dirigente dell’Area Tecnica
P.zza Giacomo Leopardi, 26 – Recanati (MC)
comune.recanati@emarche.it
Oggetto: richiesta di annullamento in autotutela della Determina Dirigenziale n. 502 del 01/07/2026 del Registro Generale.
Il fine della Determina, come scritto in più punti, è la “tutela della pubblica e privata incolumità”. La Legge (TUEL) stabilisce che la competenza esclusiva per la tutela dell’incolumità pubblica spetta al Sindaco e non al dirigente dell’Area Tecnica, pertanto, la Determina n. 502 è illegittima e va annullata.
Si rende a Voi noto che:
L’ingegnere Andrea Schiavoni ha seguito il progetto dell’edificio, oggetto della Determina, fino alla revoca dell’incarico nell’anno 2014, poiché era venuto meno il rapporto di fiducia. L’ing. Schiavoni, nel rispetto del codice deontologico, non avrebbe dovuto accettare l’incarico per conflitto di interessi. Con la presente si diffida l’ing. Schiavoni a procedere a qualsiasi verifica o sopralluogo e/o riprese con droni nella nostra proprietà sita in Via Risorgimento 51/53.
Nonostante l’amministrazione comunale e gli uffici dell’area tecnica hanno i nostri recapiti, apprendiamo notizia dalla stampa quando l’atto ci è notificato quattro giorni dopo! Alle interviste dell’assessore all’edilizia e articoli di stampa, senza contraddittorio con contenuti in parte diffamatori, ci permettiamo di fare un riassunto (non esaustivo) su una questione che si trascina dal 2012.
Per la sicurezza e per la pubblica e privata incolumità, ci siamo attivati con anticipo e, a oggi, nessun danno a persone o cose è derivato dal nostro edificio. A seguito della nostra richiesta del 7 maggio 2016 di messa in sicurezza dell’edificio, in data 19 maggio 2016, il comandante della Polizia Locale negava la necessaria autorizzazione di occupazione suolo pubblico e in pari data chiedeva parere al dirigente Paduano; la risposta era data il 23 luglio 2016 (oltre due mesi dopo) con parere sostanzialmente negativo. Agli organizzatori della manifestazione Amantica, in data 20 luglio 2016, abbiamo comunicato la pericolosità dell’edificio e consigliato un’idonea transennatura. All’inerzia degli organizzatori seguiva una comunicazione al Sindaco il 21/07/16 e il 23/07/16 segnalazione con cartelli di pericolo posti sulla parete del nostro edificio dandone comunicazione al Sindaco. Con nostra sorpresa, il dirigente Paduano, a mezzo polizia locale, ci inviava diffida: “Pertanto con la presente si diffidano i sigg.ri Guzzini Giovanni e Massimo alla rimozione immediata dei cartelli suddetti che in ogni caso dovrà avvenire entro le ore 18 di oggi 23 luglio 2016. In caso di inottemperanza il Comando di Polizia Locale procederà coattivamente alla risoluzione della problematica addebitando i costi alle SS.LL.” A nulla è valsa la nostra contro diffida alla rimozione, i cartelli di pericolo sono strati tolti ed abbiamo dovuto pagare la rimozione. Preoccupati della situazione, in data 26/07/16, abbiamo chiesto un sopralluogo dei Vigili del Fuoco i quali transennavano immediatamente l’immobile e, nonostante loro richiesta il dirigente Paduano non si presentava sul luogo; forse aveva preso contezza di avere messo in pericolo la pubblica e privata incolumità.
La rimozione del tetto crollato e l’abbassamento delle pareti danneggiate è stata fatta per togliere i pericoli imminenti. La tanto osteggiata impalcatura (non crea tutti i disagi che alcuni vogliono far credere, si passa agevolmente con due auto) è a protezione per eventuali frammenti che potrebbero cadere ed ha anche una funzione di sostegno essendo ancorata alla parete. Non è stata presentata una relazione sulla sicurezza statica, ma molti progetti e piani di recupero per riqualificare immobile sempre osteggiati dall’amministrazione Comunale, i quali avrebbero risolto alla radice il problema. In dieci anni il Comune e il dirigente dell’area tecnica non si sono interessati dell’edificio, ora, senza avere chiesto informazioni sullo stato dell’immobile e senza preavviso il dirigente Paduano fa una Determina per incaricare un tecnico esterno; atto pretestuoso e intimidatorio che va contro la normale collaborazione.
Preventivamente all’acquisto, i tecnici del Comune, interpellati sul progetto, non avevano trovato ostacoli alla realizzazione, compresa l’Ing. Manzotti che, vista la finalità sociale, aveva proposto collaborazione e aiuto anche da parte dell’ufficio tecnico, peccato che successivamente ha redatto e firmato tutti i dinieghi. Il dirigente Paduano, su incarico dell’allora Assessore Massaccesi per verificare la fattibilità del progetto, dopo attenta valutazione, visione del prospetto con tre file di finestre e approvazione delle modifiche per l’ultima fila, da lui richieste, ci dava copia dell’Art, 13.7 del PP1 e confermava la fattibilità del progetto. Che i progetti presentati al comune per il recupero dell’edificio erano conformi al “PP1 Castelnuovo” e precisamente all’Art 13.7 delle NTA, è stato dichiarato da tutti i tecnici che hanno presentato i progetti, compreso l’ing. Schiavoni (in evidente conflitto di interessi) che aveva chiesto, per nostro conto, una relazione al Prof. Lorenzotti in cui si dichiarava la totale corrispondenza alle norme. Anche la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici delle Marche ha espresso parere favorevole al progetto. Inoltre, tecnici terzi, cui è stato chiesto parere, hanno dichiarato la corrispondenza del progetto alle NTA. Per il progetto presentato nell’ottobre 2017, l’Arch. Michela Francioni, responsabile del procedimento del Comune di Recanati, procedimento non concluso per cessazione del rapporto lavorativo con il Comune al 31/12/2017, comunque, ci dichiarava che il progetto era conforme alle norme. Ci siamo sentiti beffati dalla lettera a firma del dirigente Foglia redatta dall’ing. Manzotti: ”con la presente si comunica che questo Ufficio si rende disponibile ad un incontro con le SS.LL. al fine di esaminare preliminarmente una proposta progettuale che contempli l’auspicato recupero e riqualificazione dell’immobile in Via Risorgimento 51-53, valutando congiuntamente anche la possibilità di applicare “gli accordi sostitutivi e integrativi del provvedimento ” contemplati dall’art. 11 della Legge 7 agosto 1990 n. 241.” beffati poiché il citato articolo prevede “ accordi con gli interessati al fine di determinare il contenuto discrezionale del provvedimento finale ovvero in sostituzione di questo.” pertanto, l’eventuale accordo andava fatto prima del diniego e non successivamente come avvenuto: il 26/01/18 alle ore 10:01 era inviato il diniego tramite PEC e sempre il 26/01/18 alle ore 11:21 la citata lettera. Al nostro ricorso al TAR seguiva invito per un incontro da parte del dirigente Foglia: “facendo seguito a quanto emerso in Camera di Consiglio dello scorso 14 giugno relativamente al procedimento in oggetto, durante la quale il Presidente del Collegio ha invitato la parte pubblica e privata a valutare un percorso che, nel rispetto della pianificazione e della normativa vigente, conduca ad una soluzione condivisa finalizzata al recupero dell’edificio” peccato che le buone intenzioni rimanevano sulla carta, altra presa in giro. Ancora peggio la proposta del dirigente Foglia che proponeva il rilascio del permesso a costruire (dietro presentazione di un piano di recupero) in cambio della rinuncia al ricorso al Consiglio di Stato. All’incontro con il Sindaco, l’assessore all’edilizia, il dirigente Foglia e l’arch. incaricato del nuovo P.P.C.S si conveniva che il piano di recupero sarebbe stato approvato prima dei termini di scadenza del ricorso al Consiglio di Stato. Le ampissime rassicurazioni e certezza, dell’arch. Tarducci (a sua volta ricevute dal Sindaco), che il P.d.R. andasse a buon fine sono risultate un’altra beffa: il P.d.R. è stato presentato e la risposta, quindici mesi dopo, negativa “perché non persegue gli obiettivi e l’interesse pubblico generale”
Si scrive che i ricorsi al TAR Marche e al Consiglio di Stato hanno avuto “esito favorevole per il Comune” omettendo che, nei due ricorsi, le spese sono state compensate e di ciò si conosce il significato. Se si avesse l’onestà intellettuale di leggere bene le sentenze con le pesanti censure dei giudici nei confronti del Comune o la determinante verificazione “amica”, si capirebbe che il Comune è stato “graziato” e non avrebbe motivo per compiacersi, si dovrebbe invece porre il dubbio, avendo pagato cifre ingenti di denaro per spese legali, se sono andate a vantaggio dei cittadini/contribuenti Recanatesi. Rispettiamo queste sentenze, ma, sicuri di avere agito nel rispetto delle leggi non le condividiamo; chiediamo di rendere pubblico il costo dei due ricorsi.
Dall’iniziale accoglimento favorevole di tutto l’ufficio tecnico del Comune, dei Sindaci e non ultimo del Comitato di quartiere Castelnuovo che aveva inviato lettera in cui caldeggiava vivamente il progetto (lettera che si allega per chi ha corta memoria), si è passati all’ostilità per il recupero dell’immobile. Apprendiamo dalla stampa che il Comitato ha promosso addirittura una raccolta firme, senza avere avuto la decenza di chiedere un colloquio. Al di là della coerenza venuta meno è evidente la differenza tra il Comitato che riteneva “che questo progetto sia una grande opportunità per il quartiere di Castelnuovo e Recanati tutta.” e l’attuale che lo osteggia.
L’amministrazione attuale, con il procedimento in corso, aveva l’occasione per trovare un accordo ma ha preferito di no. Alla richiesta di incontro al Sindaco (che si vanta di ascoltare tutti), fatta a pochi giorni dall’elezione, ancora attendiamo risposta, strana la richiesta dell’assessore di cambiare i nostri tecnici! Della proposta di collaborazione fatta dall’assessore, a febbraio del 2025, al fine di presentare un piano di recupero condiviso, ancora attendiamo convocazione per gli incontri proposti con l’ufficio tecnico del comune, dove addirittura era prevista la compilazione di verbale ogni incontro. È evidente che non c’è interesse al nostro progetto con finalità sociale, anzi traspare una volontà punitiva (o cattiveria) senza tenere conto del grave danno per la collettività recanatese e per il quartiere. Quattordici anni sono passati invano, a nostro avviso l’Art. 1 della Legge 7 agosto 1990, n. 241 è stato completamente disatteso, come l’Art. 97 della Costituzione.
Ci sentiamo pesantemente danneggiati in termini di tempo perso e sottratto alla nostra attività, denaro speso per la presentazione dei numerosi progetti e consulenze (ogni volta una scusa diversa, per alcuni non vi è mai stata risposta, nonostante l’obbligo), per la messa in sicurezza e anche i mancati ricavi che l’immobile restaurato avrebbe prodotto, un danno enorme, ma ciò poco importa, l’importante è che paghiamo regolarmente le tasse anche su un immobile inutilizzabile non per nostra volontà. Il principio di “economicità” non vale soltanto per la pubblica amministrazione, non si può pretendere di fare un intervento di restauro pesantemente antieconomico che non rispetta neanche gli standard imposti dalle norme (servirebbero deroghe), energeticamente non sostenibile e con spreco di spazi altrimenti utilizzabili. Che tutti i progetti presentati erano conformi alle NTA è chiaro anche ai muri del Comune, ma c’è stata una volontà contraria, anche il TAR chiedeva perché il Comune ostacolasse il recupero di un immobile in centro storico, cosa sempre più rara. Vista l’avversione al nostro progetto, proponiamo l’acquisto dell’immobile al Comune che, con la progettazione del proprio ufficio tecnico, siamo certi, ci sarà “l’auspicato recupero e riqualificazione dell’immobile”. Attendiamo congrua offerta visto il “valore architettonico alto, valore ambientale alto e valore storico culturale medio” assegnato all’immobile dal nuovo P.P.C.S e soprattutto all’ossessivo interesse dell’Amministrazione verso il nostro immobile.
Recanati 03 agosto 2026
Guzzini Giovanni Guzzini Massimo
