Sintesi di una lunga nota del Pd di Porto Recanati

«Il mondo è dei giovani». È un modo di dire che abbiamo sentito tante volte. Ma possiamo ancora pronunciarlo con la stessa fiducia guardando all’Italia e, soprattutto, guardando a Porto Recanati?

I dati demografici raccontano una realtà diversa da quella dello slogan. L’Italia sta attraversando un profondo inverno demografico e un rapido processo di invecchiamento della popolazione. Le nascite diminuiscono, la popolazione in età lavorativa si riduce e cresce il numero degli anziani.

Anche le Marche sono coinvolte in questa trasformazione. E Porto Recanati non fa eccezione. Anzi, i dati relativi all’ultimo decennio meritano una riflessione molto seria.

Un’Italia che invecchia

Secondo i dati più recenti dell’ISTAT, nel 2025 l’Italia conta circa 58,9 milioni di residenti. Le nascite sono state circa 355 mila, a fronte di 652 mila decessi. Il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna, molto al di sotto dei circa 2,1 figli necessari, in assenza di flussi migratori, per garantire il ricambio generazionale.

Nel frattempo aumenta la speranza di vita: 81,7 anni per gli uomini e 85,7 per le donne.

Il quadro sociale è altrettanto significativo: crescita economica debole, salari stagnanti, difficoltà nel recupero del potere d’acquisto, povertà persistente e mobilità sociale sempre più difficile.

In una società che invecchia e nella quale diminuisce il numero delle persone in età lavorativa, la questione demografica non è dunque soltanto una questione statistica. Riguarda il lavoro, il welfare, la scuola, la sanità, le famiglie e, in definitiva, il futuro del Paese.

E Porto Recanati?

Per capire cosa sta accadendo nella nostra città abbiamo analizzato i dati contenuti nelle relazioni della Giunta comunale ai Rendiconti dal 2016 al 2025.

Il primo dato potrebbe sembrare rassicurante: in dieci anni la popolazione residente è aumentata di 358 persone, passando da 12.531 a 12.889 abitanti, con una crescita del 2,9%.

Ma dietro questo aumento si nasconde una realtà molto diversa.

Il saldo naturale, cioè la differenza tra nati e morti, nel decennio è negativo di 33 unità. Il saldo migratorio, invece, è positivo di 391 unità.

In altre parole, la crescita della popolazione non deriva da un aumento delle nascite, ma è sostanzialmente sostenuta dai movimenti migratori.

È un elemento che merita attenzione, anche perché nel periodo considerato si è verificata una forte mobilità in entrata e in uscita, con l’ulteriore complicazione degli effetti della pandemia.

Il dato che più dovrebbe preoccuparci

Il vero campanello d’allarme, però, emerge quando si osserva la popolazione per fasce d’età.

Tra il 2016 e il 2025:

  • i bambini da 0 a 6 anni sono passati da 870 a 613: 257 in meno (-29,5%);
  • i ragazzi dai 7 ai 14 anni sono passati da 988 a 911: 77 in meno (-7,8%);
  • la fascia 15-29 anni è rimasta sostanzialmente stabile, passando da 2.041 a 2.097 residenti;
  • gli adulti tra 30 e 65 anni sono diminuiti di 91 unità;
  • gli over 65 sono aumentati di ben 727 persone, passando da 1.959 a 2.686.

È questo il dato che dovrebbe aprire una discussione pubblica.

In dieci anni Porto Recanati ha perso 334 bambini e ragazzi tra 0 e 14 anni, mentre ha guadagnato 727 residenti over 65.

Nel 2016, ogni 100 residenti tra giovanissimi e giovani corrispondevano circa 105 over 65. Nel 2025 gli over 65 sono diventati circa 176 ogni 100 giovani della stessa fascia.

La fotografia è quindi inequivocabile: meno bambini, meno giovani, meno popolazione adulta in età lavorativa e molti più anziani.

Non è un problema degli anziani

Dire che Porto Recanati sta invecchiando non significa considerare l’aumento degli anziani come un problema.

Al contrario, l’allungamento della vita è una conquista sociale straordinaria. Gli anziani rappresentano una risorsa fondamentale per la comunità e, spesso, un vero ammortizzatore sociale.

Nonni e pensionati sostengono le famiglie, aiutano economicamente figli e nipoti, accompagnano i bambini a scuola, si occupano della loro quotidianità e intervengono quando il lavoro dei genitori rende difficile conciliare famiglia e occupazione.

Il problema nasce quando questo equilibrio diventa strutturale e quando, dall’altra parte, diminuisce progressivamente il numero delle nuove generazioni.

Una società può invecchiare; non può però permettersi di smettere di generare futuro.

I giovani sono la vera questione politica

È difficile non chiedersi perché di fronte a numeri così significativi il tema demografico e, in particolare, quello dei giovani non sembri occupare uno spazio adeguato nel dibattito politico locale.

Si parla di immigrazione, di Hotel House, di lavoro e di altre emergenze sociali. Tutti temi importanti.

Ma l’immigrazione, da sola, non può essere considerata una politica demografica.

Il punto è capire perché nascono meno bambini, perché le famiglie fanno più fatica a costruire il proprio futuro, perché i giovani incontrano difficoltà nell’ingresso nel mondo del lavoro e perché una parte crescente della popolazione ha bisogno di servizi e assistenza.

La questione demografica non si risolve con uno slogan e neppure con una singola misura.

Richiede una politica di lungo periodo.

Cosa può fare un Comune?

È evidente che un Comune non può risolvere da solo il problema della denatalità italiana. Le competenze principali sono nazionali e regionali.

Ma un’Amministrazione comunale può fare molto per creare condizioni migliori di vita per famiglie, bambini, giovani e anziani.

Può, innanzitutto, rendere la città più vivibile.

Strade, marciapiedi, piazze e piste ciclabili sicure sono importanti per tutti, ma soprattutto per due categorie che hanno bisogno di muoversi con maggiore attenzione: gli anziani e i bambini.

Un marciapiede sconnesso può essere un ostacolo per una persona con un bastone o un deambulatore, così come per un genitore con un passeggino.

Anche la stazione ferroviaria dovrebbe essere considerata un servizio strategico per la mobilità cittadina, soprattutto per anziani, giovani e persone che non dispongono di un’automobile. Accessibilità, sicurezza, servizi e decoro non sono dettagli: sono qualità della vita.

Scuola, nido e famiglia

Un altro capitolo fondamentale riguarda i servizi per l’infanzia.

L’asilo nido in fase di realizzazione va nella direzione giusta, ma dovrebbe essere considerato non soltanto come un’opportunità legata ai finanziamenti disponibili, bensì come parte di una vera politica per le famiglie.

Un nido accessibile economicamente, servizi pre e post scuola, attività estive, strutture sportive e spazi per la musica e le attività artistiche possono incidere concretamente sulla possibilità dei giovani genitori di lavorare e costruire una famiglia.

E in questo sistema i nonni svolgono un ruolo fondamentale.

Per questo sarebbe interessante sviluppare progetti capaci di mettere in relazione generazioni diverse: bambini, ragazzi e anziani.

I nonni non sono soltanto persone da assistere. Sono memoria, esperienza, cultura e competenze da valorizzare.

Una città dove le generazioni si incontrano

Porto Recanati avrebbe bisogno anche di luoghi di aggregazione sociale e culturale.

Il progetto del Kursaal, da anni in attesa di una soluzione, potrebbe rappresentare in questo senso un’occasione importante: uno spazio per la scuola, la cultura, la musica, le attività associative, gli incontri tra generazioni.

Una città che vuole costruire il proprio futuro deve offrire ai giovani luoghi nei quali incontrarsi, studiare, creare, fare sport, esprimersi e progettare.

Ma deve offrire anche agli anziani la possibilità di continuare a essere parte attiva della comunità.

Anche la tecnologia può avvicinare le generazioni

C’è poi una nuova distanza da colmare: quella digitale.

I giovani sono cresciuti con smartphone, internet e tecnologie digitali. Molti anziani, invece, hanno dovuto imparare a utilizzare questi strumenti in età adulta.

Questa distanza può trasformarsi in un’opportunità.

Perché non promuovere progetti nei quali siano i giovani ad aiutare gli anziani nell’uso della tecnologia, dei servizi online e degli strumenti digitali, ricevendo in cambio dagli anziani competenze, racconti, memoria e conoscenza del territorio?

Sarebbe un modo concreto per costruire un rapporto tra generazioni, anziché limitarci a parlare genericamente di inclusione.

Il futuro non è una voce di bilancio

La questione demografica non può essere affrontata soltanto quando emergono dati negativi.

Servono scelte politiche.

Investire sui giovani significa investire sulle famiglie, sulla scuola, sui servizi, sulla mobilità, sulla cultura, sullo sport, sul lavoro e sulla qualità urbana.

Significa creare le condizioni perché un ragazzo possa decidere di rimanere a Porto Recanati, oppure perché una giovane coppia possa scegliere di costruire qui la propria famiglia.

Significa anche riconoscere il valore degli anziani e trasformare il rapporto tra nonni, figli e nipoti in una risorsa per tutta la comunità.

La domanda iniziale, allora, torna inevitabilmente:

il mondo sarà ancora dei giovani?

La risposta non è scritta.

Dipenderà dalle scelte che faremo oggi.

Gli anziani di oggi hanno costruito la Porto Recanati di ieri. Gli adulti di oggi stanno costruendo quella di oggi. Ma saranno i giovani di oggi a vivere la Porto Recanati di domani.

Per questo non basta parlare dei giovani.

Bisogna investire sui giovani. E poi investire ancora. Senza risparmio.

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