La rete di videosorveglianza della città si amplia e punta a coprire alcuni dei punti considerati più sensibili sul fronte della sicurezza. Nuove telecamere sono state installate o sono in fase di installazione in diverse aree di Recanati, con l’obiettivo di rafforzare il controllo del territorio e offrire un supporto maggiore alle forze dell’ordine.

 In passato erano presenti circa 92 telecamere, ma soltanto una parte risultava effettivamente funzionante. Oggi, grazie anche al potenziamento della centralina e dell’infrastruttura necessaria alla gestione delle immagini, i dispositivi operativi sono arrivati a circa 70.

Gli interventi, però, non sono conclusi.

Tre telecamere nell’area dell’ITS

Una delle zone interessate dalle nuove installazioni è quella dell’ITS di via Brodolini, dove sono state posizionate tre telecamere. Una di queste è orientata verso il tunnel che collega la scuola alla fermata dell’autobus, area che in passato era stata segnalata come particolarmente problematica e nella quale si erano verificati episodi spiacevoli.

Il sistema permette inoltre di tenere sotto controllo le principali direttrici stradali della zona, ampliando così la capacità di monitoraggio non soltanto dell’area scolastica ma anche dei flussi di traffico circostanti.

Sempre nell’ottica di un maggiore controllo del territorio, è previsto l’arrivo di un dispositivo Ocr a Palazzo Bello, destinato alla lettura delle targhe dei veicoli in transito.

Telecamere anche al Parco del Concilio e ai Torrioni

Il piano di potenziamento coinvolge anche altre aree della città. Al Parco del Concilio, a Piazzale Europa, sono previste altre tre telecamere, mentre il sistema già presente al Parco dei Torrioni, nel rione San Francesco, è stato integrato.

Interventi di sostituzione e aggiornamento delle apparecchiature sono stati effettuati anche in alcune zone del centro storico, con l’obiettivo di rendere più efficiente la rete esistente.

Il problema resta l’infrastruttura

Il principale ostacolo all’estensione della videosorveglianza, secondo l’amministrazione, rimane però quello infrastrutturale. Collegare le telecamere attraverso la fibra ottica garantisce infatti una qualità e una stabilità della trasmissione delle immagini decisamente migliori, ma comporta costi importanti legati agli scavi e alla posa dei cavidotti.

Per questo il Comune sta valutando anche soluzioni alternative basate sull’utilizzo di antenne, che potrebbero consentire di ampliare la rete limitando gli interventi infrastrutturali e, di conseguenza, i relativi costi.

L’obiettivo: coprire le zone ancora scoperte

Il prossimo obiettivo indicato dal sindaco è quello di estendere ulteriormente la rete verso le aree che oggi risultano meno coperte. Tra le priorità figurano la zona antistante la scuola media Patrizi di via Aldo Moro e, soprattutto, Fonti San Lorenzo.

Caccia ai fondi: il Comune punta a 50 mila euro

Nei giorni scorsi l’amministrazione comunale ha presentato nuovamente la propria candidatura a un bando ministeriale per ottenere finanziamenti destinati alla videosorveglianza.

In caso di assegnazione del contributo, le risorse a disposizione potrebbero raddoppiare, passando dagli attuali 25 mila euro a 50 mila euro. Un’eventuale disponibilità aggiuntiva permetterebbe di accelerare il piano di estensione della rete e intervenire proprio nelle aree che oggi risultano meno monitorate.

«Non è la soluzione definitiva, ma aiuta»

Il sindaco Pepa precisa però che le telecamere non devono essere considerate la risposta definitiva ai problemi di sicurezza.

«Non è la cosa risolutiva del mondo», è in sintesi il ragionamento del primo cittadino, ma la videosorveglianza può rappresentare uno strumento concreto di prevenzione e deterrenza, oltre a fornire un supporto alle forze dell’ordine nell’attività di controllo e nell’eventuale ricostruzione degli episodi.

L’obiettivo, dunque, non è affidare alle telecamere la soluzione dei problemi di sicurezza, ma inserirle in una strategia più ampia, nella quale tecnologia, presenza sul territorio e interventi di prevenzione possano contribuire insieme a migliorare la sicurezza reale e, allo stesso tempo, la percezione di sicurezza da parte dei cittadini.

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