La recente polemica sullo scambio temporaneo dell’Annunciazione di Lorenzo Lotto (custodita a Villa Colloredo Mels) con La Madonna delle fragole — destinata a Recanati nell’ambito della mostra bavarese “Save Our Souls” a Freising — ha acceso in città un vivace dibattito. Quando si movimentano capolavori di tale portata, che muovono coperture assicurative imponenti e toccano la sensibilità della comunità, è naturale che si sollevino interrogativi.
Tuttavia, al di là delle polemiche di giornata, questa vicenda offre l’occasione per una riflessione più profonda sul valore dell’arte, sulla trasparenza amministrativa e sulla vera governance dei nostri musei.

Tutti pazzi per l’Annunciazione, ma dimentichiamo i 470 anni dalla morte del Lotto
C’è un aspetto paradossale e al contempo triste in tutta questa vicenda: quest’anno ricorrono i 470 anni dalla morte di Lorenzo Lotto (un anniversario ormai agli sgoccioli), eppure in città e a livello nazionale nessuno se n’è accorto. Non è stato programmato un convegno, un momento di studio, una conferenza adeguata o una celebrazione degna del Maestro. L’ultimo vero evento scientifico di rilievo nel territorio risale nel 2019 alla grande mostra di Palazzo Buonaccorsi a Macerata, “Lorenzo Lotto. Il richiamo delle Marche”.

Improvvisamente ci si ricorda di Lorenzo Lotto non per approfondirne la complessa figura artistica e umana, ma solo per alimentare la discussione attorno a un prestito. L’Annunciazione corre così il rischio di essere percepita come un feticcio, un “gioiello da museo” statico ed intoccabile anziché un’opera viva, capace di suscitare dibattito. La polemica sullo scambio con Cranach è servita almeno a far riemergere il suo valore e a ricordarci quanto la memoria culturale vada coltivata ogni giorno.

Lucas Cranach il Vecchio, Madonna delle fragole, 1540-1555, olio su tavola con supporto ligneo, 74,5×49,5 cm. La firma, posta sulla pietra a destra, raffigura il serpente rivolto a sinistra con le ali abbassate.

Il valore dell’arte
Le perplessità iniziali mosse contro l’operazione riguardavano la presunta sproporzione e le dimensioni ridotte della tavola ospitata rispetto alla maestosità lottiana, liquidata sbrigativamente da alcuni come un mero prodotto di bottega. Ma su questo punto la realtà scientifica è ben diversa.

Nel mondo dell’arte, d’altronde, le dimensioni non determinano certo il pregio: la Gioconda di Leonardo o la Ragazza col turbante di Vermeer ne sono la prova più evidente. Come confermato durante la presentazione ufficiale dal direttore Christoph Kürzeder, l’opera è stata attribuita a Lucas Cranach il Vecchio identificata nel serpente alato visibile sul sarcofago su cui siede la Vergine, simbolo della bottega. Nel corso degli anni e con il passaggio della bottega al figlio Lucas Cranach il Giovane, la forma delle ali del serpente (ad esempio ali alzate o abbassate) è cambiata leggermente per distinguere le opere del padre da quelle del figlio. Nel 1537 muore prematuramente a Bologna il  primogenito Hans. Distrutto dal dolore, il padre cambia lo stemma: le ali da pipistrello diventano ali di uccello e vengono rappresentate ripiegate o abbassate (in posizione calante o distesa).

Siamo di fronte a un vertice del Rinascimento tedesco, una stagione artistica colta, simbolica e raffinata che ha segnato la cultura europea. Denigrare un capolavoro di questo livello solo perché stilisticamente o geograficamente lontano dai nostri canoni, o sminuirlo in base alle misure, tradisce una visione miope e provinciale della storia dell’arte. Accogliere un’opera di tale rilievo non significa affatto “subire un cambio svantaggioso”, bensì offrire alla città un’opportunità rara di confronto tra la luce veneto-marchigiana di Lotto e il rigoroso grafismo nordico di Cranach.

Infine, appare quantomeno singolare che le critiche più severe arrivino proprio da quella parte politica che in passato ha avallato o tollerato operazioni espositive a dir poco discutibili. Come non ricordare la clamorosa vicenda del Fienile protestante spacciato per un Van Gogh? All’epoca, le autorità olandesi e il Van Gogh Museum di Amsterdam stroncarono immediatamente l’operazione, definendo senza appello l’opera un falso e parlando apertamente di un tentativo di truffa, nonostante il dipinto fosse stato esposto nel nostro museo tra la compiacenza generale. Offrire il patrocinio e le sale civiche a un’opera priva di qualsiasi riscontro scientifico riconosciuto danneggia la credibilità di un’istituzione museale infinitamente di più di quanto possa fare un prestito internazionale legato a un maestro del Rinascimento nordico come Cranach. Prima di gridare allo “scambio svantaggioso”, sarebbe bene ricordare che l’autorevolezza culturale si costruisce sulla qualità, sul rigore filologico e sul rispetto del pubblico, non sulla memoria corta.

Tra tutela giuridica e Comitato Scientifico
Se c’è una lezione fondamentale che Recanati deve trarre da questa vicenda, riguarda la gestione strutturale e la trasparenza del proprio patrimonio. Durante la presentazione ufficiale, l’Assessore alla Cultura Ettore Pelati ha precisato un dettaglio passato inosservato sugli organi di stampa, ma di straordinaria rilevanza: l’Annunciazione è stata regolarizzata sul piano delle convenzioni di esposizione e deposito da questa amministrazione solo di recente, colmando un vuoto formale che si trascinava da anni.
Il celebre capolavoro rinascimentale è infatti di proprietà legale dell’ente IRCER e non del Demanio comunale, pur essendo custodito ed esposto stabilmente presso il Museo Civico di Villa Colloredo Mels per ragioni di conservazione, valorizzazione e pubblica fruizione.
Il vero problema, dunque, non è tanto “il quadro che parte”, ma il fatto che per anni si sia gestito un capolavoro del valore stimato di 50 milioni di euro senza le dovute convenzioni formali di deposito. Sanare questo vuoto amministrativo non è stato un semplice atto burocratico, ma una misura di tutela essenziale: custodire ed esporre un’opera così preziosa senza accordi formali ha esposto il dipinto e le istituzioni a enormi rischi sul piano delle coperture assicurative, delle responsabilità conservative e della legittimità degli stessi prestiti.
Proprio in virtù di questo legame con l’ente IRCER, vale la pena ricordare che oggi,  a fianco della Madonna delle fragole, possiamo ammirare in sostituzione la raffinata copia dell’Annunciazione eseguita da Cesare Peruzzi: un artista di grande valore e profondamente legato al nostro territorio, che rischia ingiustamente di essere dimenticato. Un’occasione, questa, per riscoprire anche i talenti di casa nostra.

Cesare Peruzzi, copia dell’Annunciazione di Lorenzo Lotto

Questo passaggio dimostra quanto sia urgente e indispensabile dotare il Museo di Villa Colloredo Mels di una governance solida, che vada ben oltre le trattative contingenti. Accanto alla regolarizzazione giuridica dei beni in deposito, manca ancora l’istituzione di un Comitato Scientifico permanente. Quando si affrontano operazioni complesse, la guida non può essere affidata solo all’opportunità del momento. Serve un organo di esperti e storici dell’arte che definisca regole chiare su quali opere siano “inamovibili”, quali possano viaggiare, a quali condizioni e all’interno di quali progetti scientifici, valutando attentamente le garanzie conservative e le reali analisi sui flussi turistici.
L’autorevolezza culturale di una città si misura proprio qui: nella capacità di tutelare i propri capolavori con rigore filologico, di valorizzarli attraverso la ricerca e di aprirsi al mondo superando ogni confine provinciale.

-Nikla Cingolani

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