Dopo un controllo notturno dei carabinieri si era sfogato al telefono con il 112, pronunciando frasi offensive e minacciose nei confronti dell’Arma. Per quell’episodio un 34enne di Montefano era finito sotto processo con l’accusa di minaccia a pubblico ufficiale. Ieri, però, il tribunale ha pronunciato sentenza di assoluzione “perché il fatto non sussiste”.

I fatti risalgono a una notte in cui i carabinieri della stazione di Montefano si erano presentati alla porta dell’uomo intorno alle 4 del mattino per un controllo. I militari dovevano verificare il rispetto di una misura disposta nei suoi confronti, nello specifico l’obbligo di dimora nelle ore notturne.

Circa un’ora dopo il controllo, il 34enne avrebbe chiamato il numero di emergenza 112, entrando in contatto con la centrale operativa del comando provinciale dei carabinieri di Macerata. Durante la telefonata avrebbe pronunciato bestemmie e frasi minacciose, arrivando a dire: «Vi apro in quattro il comando di Macerata».

Per quelle parole l’uomo era stato denunciato per minaccia a pubblico ufficiale e il procedimento era approdato davanti al giudice monocratico Domenico Potetti.

Nel corso del processo i difensori, gli avvocati Gabriele e Massimiliano Cofanelli, hanno sostenuto che la condotta dell’imputato, pur censurabile, non integrasse gli estremi del reato previsto dall’articolo 336 del codice penale.

Secondo la difesa, infatti, una reazione genericamente minatoria, non accompagnata dalla concreta prospettazione di un danno ingiusto, non è sufficiente a configurare il reato, poiché manca la reale idoneità della minaccia a condizionare o coartare l’azione del pubblico ufficiale nello svolgimento dei propri compiti istituzionali.

Una linea difensiva che il giudice ha accolto, pronunciando l’assoluzione con la formula “perché il fatto non sussiste”.

«Seguendo un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato e di segno innovativo – hanno commentato gli avvocati Cofanelli – il giudicante ha ritenuto non punibile la condotta dell’imputato, il quale, pur riconoscendo di aver agito in un moto d’ira sicuramente eccessivo, non intendeva porre in essere alcuna concreta minaccia nei confronti del comando provinciale dell’Arma dei carabinieri».

I legali hanno espresso soddisfazione per l’esito del processo, definendo la sentenza «equilibrata e in armonia con i più recenti principi giurisprudenziali».

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