È stata presentata una proposta di legge regionale a iniziativa del capogruppo UdC Luca Marconi che interviene sulla legge regionale 13 maggio 2003, n. 9, con l’obiettivo di riconoscere e consolidare in modo definitivo il sistema dei nidi domiciliari e delle altre tipologie innovative di servizi per l’infanzia.
«La nostra Regione – spiega Marconi – ha saputo sperimentare con successo nuove forme di servizi educativi per la prima infanzia. Con questa proposta vogliamo trasformare una sperimentazione positiva in una scelta strutturale, dando certezze alle famiglie, agli educatori e agli enti locali».
La proposta nasce dall’esperienza maturata negli ultimi dieci anni attraverso i progetti avviati dalla Giunta regionale, che hanno favorito la diffusione dei nidi domiciliari accanto ai nidi comunali e privati convenzionati, garantendo qualità educativa, sistemi di controllo e maggiore flessibilità per le famiglie.
«Parliamo di servizi che hanno dimostrato di funzionare – sottolinea il consigliere regionale – soprattutto nei territori dove l’offerta di posti nei nidi tradizionali è insufficiente. Riconoscerli pienamente significa ampliare l’offerta educativa e contrastare il ricorso a forme di assistenza irregolari o prive di adeguate garanzie».
Il provvedimento amplia formalmente le tipologie di nidi d’infanzia riconosciute dalla normativa regionale, includendo, oltre a quelli comunali, anche nidi domiciliari, agrinido, nidi aziendali e condominiali, con l’obiettivo di rispondere in modo più efficace alle esigenze delle famiglie e dei diversi contesti lavorativi e territoriali.
Tra i punti qualificanti della proposta vi è una definizione più puntuale del rapporto educatori-bambini: nei nidi domiciliari e nelle altre tipologie assimilate, in presenza di almeno due bambini di età inferiore a un anno, è prevista l’obbligatorietà di due educatori.
«È una scelta di responsabilità – afferma Marconi – perché la qualità educativa e la sicurezza dei bambini vengono prima di tutto».
La proposta di legge mira inoltre a favorire nuove opportunità occupazionali per educatori qualificati e a contribuire al raggiungimento degli obiettivi nazionali di ampliamento dell’offerta educativa per la fascia 0-3 anni.
«Investire sui servizi per l’infanzia – conclude Marconi – significa sostenere le famiglie, promuovere l’occupazione femminile e rafforzare la coesione sociale, senza gravare ulteriormente sul bilancio regionale».
