Martedì 10 febbraio 2026 – “Z comme Zig Zag” di Gilles Deleuze + “Zazie nel metrò” di Louis Malle
E con “Z comme Zig Zag”, sullo schermo del Circolo ARCI/UCCA La Serra di Recanati il prossimo martedì 10 febbraio alle 21:15, arriverà alla conclusione il ciclo di proiezioni cinematografiche “Deleuze10030”. Per l’occasione, alla lettera Z de “L’Abécédaire de Gilles Deleuze” seguirà un classico della Nouvelle Vague francese come “Zazie nel metrò” (1960) di Loius Malle.
E se Gilles Deleuze propone ironicamente di sostituire il Big Bang con lo Zig Zag all’origine del mondo, in “Zazie nel metrò” Loius Malle riprende l’omonimo romanzo di Raymond Queneau in cui una bambina si trasferisce temporaneamente a Parigi per lasciar la madre libera di amare. Inizia così un viaggio che la porta dalla provincia alla metropoli, dove incontrerà bizzarri personaggi che le accenderanno riflessioni sul mondo degli adulti.
Giunge così alla fine un ciclo di film che ha impegnato il circolo per oltre due anni, in una operazione volta a far conoscere attraverso un percorso reticolare e frammentario, tanto l’opera del filosofo francese quanto la storia del cinema d’autore. Nel celebrare il “pensiero come evento”, il circolo chiude questo ciclo filmico con una citazione da Michel Foucault: “Un giorno, forse, questo secolo sarà deleuziano”.
La rassegna di film “Deleuze 10030”, curato da Monaldo Moretti e Andrea Balietti, vuole mettere in relazione le singole lettere de L’Abécédaire con film che, seppur senza espliciti rapporti diretti, sembrano avere legami, ispirazioni, sensazioni comuni o semplicemente intime affinità. I film vengono così associati alle lettere dell’abbecedario, acquisendo per vicinanza quei nuovi sensi scaturiti dalle libere associazioni dei singoli spettatori.
L’ingresso agli eventi è gratuito e riservato ai soli soci del circolo. Per chi non fosse ancora socio, è possibile fare la tessera prima della proiezione.
SINOSSI
Zazie è una ragazzina ribelle, che arriva a Parigi dalla campagna per stare alcuni giorni con lo zio Gabriel, un omone che per mestiere fa il ballerino travestito. Zazie ha soprattutto voglia di vedere la metro, ma uno sciopero glielo impedisce. Non rassegnata all’idea di vedere la gente della capitale francese, la piccola non esita a scappare dalla casa dove alloggia, per incontrare una serie di personaggi surreali: pietosi e diabolici poliziotti, satiri, sognanti calzolai e vedove inconsolabili che affollano la Parigi di Queneau.
IL REGISTA
Appartenente a una famiglia di ricchi industriali, frequenta una scuola di gesuiti per iscriversi poi a ‘La fémis’, École nationale supérieure des métiers de l’image et du son. Diventa cameraman e gira alcuni documentari con l’esploratore subacqueo Jacques Yves Cousteau. “Il mondo del silenzio” (1956) di cui Malle è regista, vince la Palma d’Oro a Cannes nel 1956 e l’Oscar come miglior documentario. Nel 1958 esordisce alla regia col thriller “Ascensore per il patibolo” che rivela una nuova attrice, Jeanne Moreau, che sarà protagonista anche del suo secondo film, “Gli amanti” (1958), un film che suscita scandalo per alcune scene di erotismo ma vince il Premio speciale della giuria alla XIX Mostra del Cinema di Venezia. Nel 1960 gira un film completamente diverso, “Zazie nel metrò”, con cui tenta di tradurre in immagini le invenzioni linguistiche di Queneau, autore del romanzo da cui il film è tratto. Nel 1963 la giuria veneziana premia anche “Fuoco fatuo”, girato rigorosamente in bianco e nero e ispirato nuovamente alla letteratura. Dopo aver fatto esperienza anche come documentarista, lavorando per la televisione francese con reportage dall’Algeria, il Vietnam e la Tailandia, lega il suo nome agli attori più famosi degli anni 60: Brigitte Bardot e Jeanne Moreau in “Viva Maria!” (1965), Jean-Paul Belmondo in “Il ladro di Parigi” (1967), Alain Delon in “Tre passi nel delirio” (1968). Nel 1974 riscuote consensi con “Cognome e nome: Lacombe Lucien”. In seguito, nel 1978, si trasferisce negli Stati Uniti dove gira “Pretty Baby” (1978) con l’esordiente Brooke Shields, nei panni di una prostituta bambina e Susan Sarandon, con la quale intrattiene una relazione. Nel 1980 vince il Leone d’Oro a Venezia per “Atlantic City, USA” e nel 1987 di nuovo per “Arrivederci, ragazzi”, uno dei suoi film più intensi e commoventi che, ambientato alla fine della Seconda Guerra Mondiale, fa riferimento a un fatto reale di cui il regista è stato testimone da piccolo. Ad esso segue “Milou a maggio” (1990), che espone con fare satirico i patemi della ricca borghesia e disegna un bel personaggio interpretato da Michel Piccoli. A quattordici anni dal film-scandalo “Pretty Baby”, il regista provoca ancora con le scene esplicite de “Il danno” (1992) con Juliette Binoche e Jeremy Irons. “Vanya sulla 42esima strada” (1994), una sorta di documentario su una rappresentazione teatrale messa in scena a New York, conclude la sua carriera. Per quanto riguarda la sua vita privata, nel 1965 sposa Anne-Marie Descoldt che, dopo aver divorziato, sposa di nuovo nel 1970. L’anno dopo, però, ha un figlio, Manuel Cuotemoc, da una relazione con Gila von Wieterhausen e una figlia, Justine, nata nel 1975 dall’attrice canadese Alexandra Stewart. Nel 1980 sposa l’attrice americana Candice Bergen, da cui avrà la figlia Chloé, e alla quale resterà unito fino alla sua improvvisa morte per leucemia avvenuta a Beverly Hills nel 1995.
