Cento anni racchiusi in uno sguardo sereno, in una voce ancora capace di raccontare, in una memoria che attraversa continenti e generazioni. È una storia lunga un secolo quella di Maria Bozzoni, vedova Gibellini, che nei giorni scorsi ha festeggiato il suo centesimo compleanno agli IRCER di Recanati.
Una festa semplice, ma carica di significato, resa ancora più speciale dalla visita del vicesindaco Roberto Bartomeoli, che ha portato gli auguri dell’Amministrazione comunale. Ma più che una cerimonia, è stato un incontro fatto di ascolto, sorrisi e racconti: frammenti di vita che Maria ha condiviso con naturalezza, lasciando emergere una sorprendente serenità e una profonda gioia di vivere.
La sua è una storia che parte da lontano. Nata in Argentina, Maria ha poi vissuto in Lombardia, a Gambara, in provincia di Brescia, dove lavorava in una filanda. Anni di fatica e impegno, quelli, che hanno segnato una generazione. Poi il ritorno nelle Marche, a Recanati, in contrada Castelnuovo, dove ha costruito la sua quotidianità accanto alla famiglia, vivendo con la figlia Franca e il genero.
Oggi Maria vive agli IRCER, dove è arrivata dopo il periodo del Covid. Ed è proprio qui che ha ritrovato un equilibrio fatto di attenzioni, relazioni e cura. A colpire chi la incontra non è solo la lucidità dei suoi ricordi, ma soprattutto la sua capacità di sentirsi ancora “a casa”, accolta in un ambiente che lei stessa percepisce come familiare. Non a caso, nella struttura vive anche un’altra centenaria: un piccolo mondo dove il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso, più umano.
Durante la visita, il vicesindaco ha voluto esprimere anche un sentito ringraziamento al presidente, al consiglio direttivo, al direttore e a tutto il personale della struttura, per il lavoro quotidiano svolto con dedizione e professionalità.
Ma al di là delle parole ufficiali, resta l’immagine di Maria: una donna che ha attraversato un secolo di storia senza perdere la leggerezza del sorriso. Cento anni vissuti tra partenze e ritorni, lavoro e famiglia, difficoltà e affetti. E oggi, ancora, la capacità di raccontarsi e di emozionare.
Perché in storie come la sua non c’è solo il passato, ma un patrimonio vivo di memoria che continua a parlare al presente.


