nota di Iustissima Civitas
Si è tenuto ieri l’atteso incontro dedicato all’evoluzione delle relazioni transatlantiche e ai nuovi scenari di crisi globale, che ha visto come protagonista il Professor Germano Dottori, consigliere scientifico di Limes. L’evento ha offerto una disamina profonda della “ristrutturazione forzata” dell’ordine mondiale, ma si è spinto oltre l’analisi accademica, affrontando il tema cruciale della guerra dell’informazione.

Uno dei passaggi più significativi dell’intervento di Dottori ha riguardato la capacità di orientarsi in un ecosistema informativo saturo. Il Professore ha evidenziato la necessità di filtrare il surplus di notizie da cui siamo inondati, fornendo al pubblico gli strumenti metodologici per distinguere tra fatti, Psyops (operazioni psicologiche) e propaganda. In un mondo di conflitti ibridi, la prima difesa è la capacità di selezionare le fonti e comprendere le dottrine strategiche che muovono la narrazione dei vari attori, ha spiegato Dottori.
Interessi Nazionali a Confronto
Nel corso dell’incontro è emersa con chiarezza la crisi del concetto stesso di equilibrio geopolitico, sempre più messo in discussione da dinamiche di potenza e da un uso selettivo delle regole internazionali. Il dibattito ha messo a nudo le divergenze tra le dottrine strategiche di USA, Cina e Russia e il progressivo ritorno a logiche di sfere di influenza.
Successivamene, focus inedito sull’interesse nazionale italiano. L’Italia è stata descritta come un Paese che deve bilanciare la propria fedeltà atlantica con vulnerabilità strutturali, prima fra tutte il debito sovrano, che agisce come un vero e proprio limite alla sovranità operativa.
Particolare attenzione è stata dedicata alla posizione dell’Unione Europea, caratterizzata da una forte legittimità sul piano dei principi ma da una limitata capacità operativa, soprattutto in ambito militare e strategico.
Focus Medio Oriente e Crisi di Intelligence
Dottori ha poi analizzato la debacle informativa pre-attacco di Hamas, spiegando come il fallimento dei servizi non sia stato tecnico, ma politico e cognitivo: una sottovalutazione del nemico che ha preferito ignorare segnali “fuori dagli schemi”. È stata inoltre approfondita la dottrina israeliana della guerra preventiva, l’impossibilità di un appeasement in presenza di minacce esistenziali e la complessa natura dello Stato iraniano, entità millenaria che non può essere abbattuta con semplici interventi esterni.
Un grazie anche a tutti coloro che sono intervenuti e hanno partecipato con attenzione e spirito critico: il valore di momenti come questo nasce proprio dal confronto, dalle domande e dalla volontà di comprendere. In un mondo che sta rapidamente passando da una fase di stabilità relativa a una di profonda ristrutturazione degli equilibri globali, occasioni di approfondimento come questa diventano non solo utili, ma necessarie. Continueremo a creare spazi di discussione per analizzare ciò che accade e, soprattutto, per capire quale ruolo può e deve giocare l’Italia nei mesi e negli anni a venire.
IUSTISSIMA CIVITAS