Non si arresta il problema della morosità legata al progetto degli affitti a canone concordato avviato dal Comune nel 2013, pensato per sostenere le famiglie in difficoltà economica attraverso immobili reperiti da privati e successivamente subaffittati a condizioni agevolate. A distanza di anni, però, emergono ancora criticità che mettono sotto pressione l’ente.
L’ultimo caso riguarda un assegnatario che da tempo non versa quanto dovuto. Nonostante i ripetuti solleciti inviati dall’Amministrazione, sia per il pagamento degli arretrati sia per il rilascio dell’abitazione, la situazione è rimasta invariata. Il debito accumulato ha raggiunto i 4.150 euro per i canoni non corrisposti tra il 2014 e il 2025, a cui si sommano ulteriori 2.677 euro di spese condominiali non pagate. Una cifra destinata a crescere finché l’inadempienza proseguirà.
Di fronte a questo scenario, il Comune è stato costretto ad avviare un nuovo iter legale, affidandosi ancora una volta all’avvocato Anna Di Cosmo del Foro di Macerata. Il mandato prevede l’intimazione di sfratto per finita locazione, la richiesta di convalida, l’esecuzione per il rilascio dell’immobile e il decreto ingiuntivo per il recupero delle somme dovute, per un costo complessivo di poco superiore ai 2 mila euro.
Ed è proprio questo aspetto a far emergere una delle principali criticità del sistema: in molti casi, le spese legali sostenute dall’ente per portare avanti le procedure finiscono per avvicinarsi, se non superare, le somme effettivamente recuperate. Un paradosso che incide sulle finanze pubbliche e alimenta dubbi sull’efficacia degli strumenti adottati.
Il nuovo episodio riapre così il dibattito su un’iniziativa nata con finalità sociali condivisibili, ma che nel tempo ha mostrato limiti e vulnerabilità, soprattutto nella gestione delle situazioni di morosità prolungata
