Si è spento nella notte, intorno alle 3, all’ospedale di Macerata, Adriano Ciaffi. Aveva 90 anni ed è stato uno dei protagonisti della politica marchigiana e nazionale degli ultimi cinquant’anni, figura di riferimento soprattutto per la città di Macerata.
Avvocato, titolare di uno storico studio in corso Cavour, Ciaffi ha continuato a seguire con attenzione la vita pubblica cittadina anche negli ultimi anni. Nonostante l’età, era spesso presente agli appuntamenti più significativi della politica locale, mantenendo saldo il legame con il territorio che aveva rappresentato per gran parte della sua lunga carriera istituzionale.
Il suo percorso nelle istituzioni è stato particolarmente ricco. È stato presidente della Regione Marche dal 1975 al 1978, sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno e presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati. Ha inoltre ricoperto il ruolo di parlamentare per cinque legislature, affermandosi come una delle figure più autorevoli del cattolicesimo democratico e dell’area popolare.
Il nome di Ciaffi resta legato anche a due delle più importanti riforme degli enti locali italiani. Il suo contributo è infatti associato alla legge 142 del 1990, che ha riformato l’ordinamento delle autonomie locali, e alla legge 81 del 1993, che ha introdotto l’elezione diretta del sindaco, trasformando profondamente il sistema amministrativo italiano.
Nato a Macerata il 14 maggio 1936, aveva compiuto 90 anni lo scorso maggio. Nella sua città era conosciuto semplicemente come “l’onorevole” Ciaffi, appellativo che sintetizzava il prestigio e il ruolo ricoperto nel panorama politico locale e nazionale.
Tra i primi messaggi di cordoglio è arrivato quello dell’assessore regionale Francesco Baldelli.
«Se ne va un protagonista della politica italiana del Novecento, uomo di governo e rappresentante delle Marche nelle istituzioni nazionali, già presidente della Regione nel 1975 agli albori di un ente nato appena cinque anni prima. Credeva nel rafforzamento dei governi locali, come dimostrano le due leggi che portano il suo nome: sulle autonomie locali e sull’elezione diretta del sindaco e del presidente della Provincia».
Baldelli ha ricordato anche il contributo di Ciaffi alla visione strategica dello sviluppo regionale: «Fu uomo della teoria della “regione diffusa”, la comunità delle tante “città-regione”, anello di congiunzione tra la ricostruzione firmata da Enrico Mattei e il modello disegnato da Giorgio Fuà. Ciaffi ha svolto un ruolo di primo piano nel traghettare le Marche da una regione agricola a una realtà postindustriale. Già negli anni Sessanta aveva compreso la necessità di uno sviluppo equilibrato tra costa ed entroterra. Il modello infrastrutturale che oggi stiamo realizzando, passando da una conformazione “a pettine” a una “a maglia”, è in parte debitore di quelle teorie di sviluppo e di uomini politici che avevano a cuore il riscatto economico e sociale della nostra regione attraverso le infrastrutture».
