Entrare nella Biblioteca Medicea Laurenziana non è una semplice visita monumentale, ma un’esperienza di soglia. Prima ancora che i documenti storici facciano la loro comparsa, è l’architettura stessa a dettare il ritmo della percezione e a preparare lo sguardo al dialogo con i maestri del passato.
Il Vestibolo michelangiolesco accoglie il visitatore con un’imponenza quasi teatrale. Il contrasto cromatico è netto, essenziale: il grigio scuro della pietra serena incornicia il bianco degli intonaci, creando una composizione rigorosa ed estremamente elegante.
In questo ambiente si avverte un’inattesa affinità concettuale con le opere di Mark Rothko (fino al 23 agosto): laddove il pittore americano costruisce campi cromatici capaci di espandersi o comprimersi nello spazio attraverso la sovrapposizione di blocchi di colore, Michelangelo lavora con la materia litica per creare una vera e propria “architettura dell’emozione”. Le pareti del vestibolo, con le loro colonne incassate e i volumi contratti, non sono semplici elementi strutturali, ma campiture di luce e ombra che avvolgono chi entra, esercitando una pressione fisica e spirituale del tutto simile all’impatto frontale delle opere rothkoiane.

Atrio d’ingresso della Biblioteca Medicea Laurenziana a Firenze

Verso i manoscritti
Salire i gradini smussati e ricurvi dello scalone monumentale significa compiere un vero e proprio passaggio ascensionale: dalla compressione chiaroscurale del vestibolo ci si snoda verso l’apertura e la luce diffusa della grande Sala di Lettura. Qui lo sguardo viene subito catturato dal pavimento, un vero e proprio “tappeto” in cotto rosso ad intarsi bianchi che corre lungo la navata centrale tra i banchi lignei. La superficie vibra di rosoni geometrici, ghirlande e sofisticati motivi a grottesca, nei quali animali fantastici, nastri e stemmi araldici dialogano in perfetta armonia con gli intagli del soffitto a cassettoni.

Sala di lettura: pavimento in cotto, opera di Santi Buglioni su disegno del Tribolo (1548) e vetrate con stemma mediceo, realizzate per ultime (1556) ad opera di maestranze fiamminghe su disegni dei cartoni dipinti in ambiente vasariano.

In questo spazio scenografico, il viaggio nell’architettura lascia progressivamente il posto ai codici originali, dove la storia si fa grafia e segno visivo. È un percorso che intreccia la misura e la grazia della scrittura di Francesco Petrarca, fondatore della lirica europea, alla testimonianza complessa e tormentata dell’Acerba di Cecco d’Ascoli — opera enciclopedica tragicamente interrotta dalla condanna al rogo per eresia comminata all’autore a Firenze nel 1327 —, fino a giungere al tratto plastico e visionario di Francesco di Giorgio Martini, in cui ingegneria, architettura e arte si fondono mirabilmente sulla pagina.

Cecco d’Ascoli, Liber Acerbe Etatis (1324-27), illustrazioni attribuite a bottega veneta lombarda

Nei primi decenni dell’Ottocento fu realizzata accanto e con accesso dalla Sala di Lettura, la cosiddetta Tribuna d’Elci, una rotonda neoclassica progettata dall’architetto Pasquale Poccianti, al fine di ospitare la collezione donata nel 1818 dal conte fiorentino Angelo Maria d’Elci, bibliografo e letterato. La tribuna raccoglieva volumi dal XV al XIX secolo: rilegati in pelle rossa le edizioni quattrocentesche e in verde le edizioni dei secoli successivi.
La tribuna fu inaugurata nel 1841 e fu adibita a sala di lettura sino agli anni ’70 dello scorso secolo. Oggi la sala è usata per lezioni, innaugurazioni, incontri.

Tribuna d’Elci

Tra il rigore scultoreo di Michelangelo e la memoria custodita nei manoscritti, la Laurenziana si conferma così un luogo unico, capace di far parlare la pietra, il colore e la parola scritta la medesima lingua di tensione poetica e bellezza immateriale.

-Nikla Cingolani

Share.

Radio Erre - La Radio che parla e fa parlare | Società Cooperativa Chiostro S. Agostino, 2 62019 Recanati | MC C.F-P.IVA 00351460431 | Tel: 0717574429 | E-mail: radioerre@radioerre.net | PEC: radioerre@pec.it

Leave A Reply

Exit mobile version