Meraviglia, custodia e novità nel Duomo di Siena
Varcare la soglia del Duomo di Siena nei giorni della scopertura straordinaria offre un’emozione rara: quella di camminare non solo dentro una cattedrale, ma sopra una gigantesca narrazione figurata. Il celebre pavimento tarsiato — definito da Giorgio Vasari “il più bello… grande e magnifico che mai fusse stato fatto” — si mostra in tutta la sua completezza, rivelando un intreccio unico di allegorie classiche e scene bibliche scolpite nel marmo. Un capolavoro di cinquantasei riquadri che per gran parte dell’anno resta gelosamente custodito e protetto dal calpestio quotidiano, nascosto sotto una superficie di tavole e teli protettivi. Questo ritmico alternarsi di luce e custodia permette a una meraviglia così fragile di preservarsi intatta nel tempo.
Realizzato nell’arco di oltre sei secoli (dal XIV al XIX secolo) grazie al lavoro di più di quaranta maestri — tra cui spiccano Pinturicchio, Domenico Beccafumi, Matteo di Giovanni e Domenico di Bartolo — il pavimento è una complessa enciclopedia visiva eseguita con le raffinate tecniche del graffito (solchi su marmo bianco riempiti di stucco nero) e del commesso marmoreo (marmi colorati accostati come un puzzle). Il titolo scelto per l’edizione di quest’anno dall’Arcidiocesi di Siena e dall’Opera della Metropolitana è “Il Sommo Bene”, un chiaro omaggio al Centenario di San Francesco. La ricerca della Sapienza e della verità assoluta che anima l’intera decorazione si specchia infatti nell’invocazione che il Santo d’Assisi rivolse al Creatore dopo aver ricevuto le Stimmate. Tra le tarsie più significative risalta quella raffigurante il filosofo Cratete di Tebe (foto di copertina) nell’atto di spogliarsi dei propri beni materiali per ascendere al Colle della Sapienza, un richiamo emblematico alla scelta di povertà evangelica del Poverello.
Dal 18 agosto al 15 novembre si potrà assistere alla seconda apertura. Infatti, per tutelare le preziose tarsie dal continuo flusso di visitatori, la Cattedrale adotta un calendario rigoroso, scandito da due finestre temporali di apertura. La scelta di prorogare l’esposizione fino a autunno inoltrato rappresenta un’opportunità inedita pensata in particolare per le scuole, che possono così organizzare uscite didattiche per ammirare da vicino non soltanto il ciclo marmoreo, ma anche i capolavori scultorei di Donatello, Michelangelo, Bernini e dei Pisano.

Il pavimento del Duomo di Siena è un complesso ciclo iconografico che attraversa l’antichità, la cultura cristiana e la storia, narrando il percorso dall’umana saggezza antica fino al sacrificio di Cristo, simbolo di salvezza e liberazione dal peccato.
Entrando, si incontrano vari pannelli che illustrano temi religiosi, storici e mitologici. Tra questi, spicca l’immagine di Ermete Trismegisto, simbolo di saggezza antica e di continuità tra cultura pagana e cristiana, e le Sibille, profetesse dell’antichità che riconoscono la rivelazione cristiana, ciascuna con profezie legate a Cristo. Il pavimento include anche scene di mitologia e storia, come la Lupa che allatta i gemelli (simbolo di Siena esattamente come per Roma), e rappresentazioni di simboli delle città toscane. La sezione centrale presenta l’Allegoria del Monte della Sapienza, con saggi che ascendono verso la conoscenza, e la Ruota della Fortuna, simbolo delle vicende umane. Considerata una delle tarsie in assoluto più antiche del Duomo, essendo stata posata intorno al 1372, è stata ampiamente rifatta e sostituita nel corso del XIX secolo (in particolare a opera di Leopoldo Maccari). Insieme alla vicina Lupa senese (1373), apre il grande ciclo figurativo a marmi commessi del pavimento. Nel transetto, le scene si fanno più narrative e drammatiche, raffigurando episodi biblici come la Strage degli Innocenti, la storia di Giuditta, e le vicende di re e profeti come Davide, Sansone e Giosuè. Sono presenti anche scene di eventi storici e simbolici, come la Morte di Assalonne e la storia di Iefte, che collegano temi di sacrificio e redenzione. Nella zona sotto la cupola, opere di Domenico Beccafumi, tra i più importanti artisti del Cinquecento senese, raffigurano storie di Elia, Acab, Mosè e il Sacrificio di Isacco, sottolineando il tema del sacrificio e della salvezza, culminando con il sacrificio di Cristo, simbolo supremo di redenzione.
Quando la finestra di esibizione del pavimento si chiude, prende il via un delicato e rigoroso protocollo di conservazione preventiva curato da Opera Laboratori. Prima di qualsiasi intervento, ogni riquadro viene sottoposto a una minuziosa spolveratura a secco per rimuovere il micro-pulviscolo portato dalle calzature dei turisti. Successivamente, a diretto contatto con la pietra, vengono adagiati teli in tessuto non tessuto e feltri sintetici ad alta traspirabilità, indispensabili per ammortizzare le pressioni e impedire che l’umidità ristagni sulla superficie. Infine, sopra questo strato protettivo vengono posizionati e fissati pannelli rigidi in legno sagomati su misura, capaci di ricreare il piano calpestabile sicuro su cui la vita liturgica e le visite ordinarie riprendono per il resto dell’anno.
Se da un lato la copertura temporanea sottrae per qualche mese allo sguardo un’opera di inestimabile valore, dall’altro testimonia quanto la tutela sia essa stessa un atto di cultura e di rispetto. Un gesto di cura quotidiana che garantisce a questo straordinario libro di marmo, un “sommo bene” dell’arte, di continuare a raccontare le sue storie anche alle generazioni a venire.
La visita si arricchisce anche di iniziative collaterali di grande valore. Tra queste spicca la possibilità di percorrere la Cattedrale alle prime luci dell’alba insieme al clavigero, assistendo in silenzio al risveglio del tempio, all’accensione delle luci e all’apertura della Libreria Piccolomini e della Porta del Cielo. A novembre si terrà inoltre una settimana di eventi musicali e formativi legati al Progetto San Francesco, organizzati in collaborazione con il Conservatorio “Rinaldo Franci” e il Ministero dell’Università. Guardando al futuro, a conclusione della scopertura verrà lanciato un concorso internazionale di arte contemporanea in collaborazione con Palazzo delle Papesse, invitando artisti da tutto il mondo a confrontarsi con il patrimonio del Duomo attraverso video, pittura, installazioni e performance.
L’esperienza del tour non si esaurisce però tra le navate. Salendo verso il Museo dell’Opera, il percorso si completa con uno sguardo vertiginoso sulla storia: l’ascesa al Facciatone del “Duomo Nuovo”.
Da quello che doveva essere l’imponente prospetto della grandiosa cattedrale trecentesca, rimasta incompiuta, ci si ritrova affacciati su uno dei panorami più suggestivi d’Italia. Dall’alto della sua terrazza mozzafiato, lo sguardo spazia a trecentosessanta gradi sui tetti di terracotta della città, abbracciando Piazza del Campo con la Torre del Mangia, fino a perdersi lungo il profilo dolce delle colline senesi.
È la contrapposizione perfetta: dopo aver contemplato la bellezza terrena e spirituale incisa nel marmo ai propri piedi, ci si ritrova sospesi a contemplare l’armonia dell’architettura e del paesaggio circostante.
-Nikla Cingolani