A Recanati la memoria politica sembra avere un curioso problema: funziona a giorni alterni.
Adesso il tema è la censura. Un logo tolto da un manifesto, il patrocinio che però rimane, e subito parte la levata di scudi: “Non si può fare, è censura!”. Parole importanti, solenni, perfette per un comunicato politico.
Peccato che, prima di scomodare la censura, sarebbe utile ricordarsi di ciò che è accaduto non molto tempo fa.
Era il Natale del 2019, amministrazione di sinistra, sindaco Antonio Bravi.
Allora a Recanati c’è stato un altro logo. Quello del Centro di Aiuto alla Vita, associazione che opera sul territorio: l’associazione “Controvento aps” aveva scelto di sostenerla con un’iniziativa culturale dedicata a Giuseppe Persiani, nel 150° anniversario della morte del compositore recanatese.
In quel caso, però, la storia andò diversamente.
Il logo del CAV non fu tolto dal manifesto. Il Comune, con l’assessore Soccio, arrivò a ritirare il patrocinio e la disponibilità della sede, facendo saltare di fatto il rapporto istituzionale con l’iniziativa.
E qui nasce una domanda piuttosto semplice: se togliere un logo è censura, come dobbiamo chiamare il ritiro del patrocinio e della sede perché quel logo non era gradito?
Forse “attenzione amministrativa selettiva”? “Tutela della sensibilità istituzionale”? Oppure, più semplicemente, due pesi e due misure?
La vicenda Persiani è particolarmente curiosa proprio perché non si stava organizzando un convegno politico, ma una manifestazione musicale. Un omaggio alla cultura e a un compositore della città. L’iniziativa aveva ottenuto il patrocinio della Regione Marche e, inizialmente, anche quello del Comune di Recanati, oltre alla possibilità di utilizzare l’auditorium del Centro Mondiale della Poesia.
Poi, però, sono arrivati i “problemi”. La presenza di Iustissima Civitas. La dedica al Movimento per la Vita. E soprattutto quel logo del CAV che, secondo il Comune, non c’entrava granché con Persiani e con la musica.
Curioso, però, che oggi gli stessi ambienti politici siano così sensibili alla sacralità dei loghi e alla libertà di rappresentazione.
E allora forse sarebbe il caso di chiarire una volta per tutte quale sia il criterio.
Un Comune deve concedere o negare il patrocinio sulla base del contenuto e delle finalità dell’iniziativa oppure può entrare nel merito dei simboli, delle associazioni che la sostengono e dei loghi che compaiono sui manifesti?

9 commenti
Parliamo del “movimento per la vita antiabortista”? Se si parla di quello vogliamo metterlo sullo stesso piano di un Festival del fumetto? Cosa c’entra un mvimento che nega il dirtto all’aborto con un festval culturale?
L’aborto è stato depenalizzato dopo che troppe donne si trovavano a morire sui tavoli delle mammane, in assenza tra l’altro di una seria informazione sui contraccettivi. La legge relativa non si tocca o, anche se con i capelli bianchi, siamo pronte a tornare in piazza come cinquanta anni fa. Altra cosa è l’attività del CAV in favore delle famiglie in difficoltà oppure il sostegno a donne che si vedono indotte ad abortire per difficoltà economiche ambientali sociali o culturali che possano essere superabili. Non vedo il contrasto tra le due cose, ben venga ogni attività che riesca a limitare il ricorso all’aborto nel pieno rispetto della libertà di scelta della donna.
Avete messo a confronto casi che non c’entrano assolutamente nulla l’uno con l’altro. Articolo ridicolo.
infatti nell’ altro caso avevano levato anche patrocinio e sede. Quindi molto peggio.
radiopepa non molla integralismo assoluto schieramento incondizionato
non è più credibile. se lo fosse mai stata.
In effetti la precedente amministrazione aveva praticamente ostracizzato il CAV omettendo di riconoscere il prezioso operato a favore delle famiglie in difficoltà. Poi si può dissentire su talune loro posizioni in particolare sulla opposizione a quasi tutte le forme di contraccezione ma questo è il valore della democrazia e del confronto. Il valore del loro operato è innegabile ed è sotto gli occhi di tutti in particolare famiglie di immigrati neanche cristiani.
chi ha scritto l’articolo il figlio di “controvento”? Forse era meglio tacere
Ormai a Recanati la politica culturale è diventata un fatto personale di poche persone, e relativi parenti, rigorosamente camerate e bigotte.
Con tutti i problemi ambientali che abbiamo e che in forma ben più grave avremo tra maltempo estremo smottamenti buche alberi schiantati e, Dio non voglia, alluvioni o crolli, questi stanno ancora a polemizzare su questa interpretazione del quadro del Lotto in versione comics o come si chiami. BASTA occupatevi di cose serie pratiche e impattanti.