Lettere anonime dai toni inquietanti sono giunte nelle ultime settimane all’avvocato Gerardo Pizzirusso, ex presidente della Bcc di Recanati-Colmurano, oggi consigliere di minoranza nel nuovo CdA della banca dopo l’assemblea del 18 aprile scorso. Un’elezione decisa sul filo di lana, con appena 15 voti di differenza tra Pizzirusso e il presidente Gabriele Brandoni.
Le lettere, spedite da località lontane da Recanati e Macerata, lo inviterebbero a farsi da parte e a lasciare l’incarico conquistato con i voti dei soci. Pizzirusso le definisce «fastidiose», caratterizzate da «espressioni sconvenienti e poco ortodosse» e le interpreta come una forma di pressione per convincerlo a dimettersi.
Ma l’avvocato non arretra. «Non ci sono ipotesi di mie dimissioni», chiarisce. Anzi, quelle pressioni, dice, rischiano di ottenere l’effetto contrario. «Ritengo di dover rispettare il mandato e i voti che mi sono stati attribuiti dai soci nell’assemblea del 18 aprile», sottolinea, ricordando che il suo consenso rappresenta «pressoché la metà dei soci che hanno votato».
Le lettere arrivano dopo settimane di voci sulla sua permanenza nel CdA. La sua presenza, secondo quanto riferisce lo stesso Pizzirusso, sarebbe considerata scomoda perché proveniente dalla lista che ha sfidato quella vincente. Lui, però, rivendica il diritto di svolgere il proprio ruolo e mettere a disposizione della banca l’esperienza maturata negli anni.
Resta la domanda su chi si nasconda dietro quelle lettere e perché la presenza di un solo consigliere di minoranza possa risultare così sgradita. Pizzirusso non fa nomi né avanza sospetti, ma ribadisce: «Se questa mia presenza o questo mio ruolo dà fastidio a qualcuno, pazienza».
