La domenica e nei giorni festivi la portineria dell’ospedale di Recanati resta chiusa. Chi deve raggiungere il reparto di cure intermedie dell’ospedale di comunità deve suonare il citofono sistemato sulla porta principale d’ingresso. È uno dei disservizi che segnano la sanità recanatese, tra servizi che si riducono nell’indifferenza totale e una Casa di comunità nuova di zecca che presenta già forti criticità.

Nella palazzina realizzata accanto al Santa Lucia con oltre 5 milioni di euro del Pnrr la porta d’ingresso si è rotta e resta aperta. All’accettazione lo sportello è separato dall’utente da un vetro privo di qualsiasi apertura: per comunicare si parla ad alta voce, alla faccia della privacy.

Prelievi senza display e su una sedia
Il punto prelievi, ultimo servizio trasferito a luglio dal vecchio ospedale, non dispone ancora del display che regola accessi e chiamate: il meccanismo non è stato spostato dalla vecchia sede alla nuova palazzina, distante una cinquantina di metri in linea d’aria. Il prelievo viene eseguito in una stanza dotata di poltrona; per velocizzare il servizio si utilizza anche una seconda stanza accanto, arredata però con una semplice sedia. In caso di mancamento, il paziente cadrebbe inevitabilmente a terra.

Senza internet si paga solo in contanti
Dopo settimane, anzi mesi, nella struttura manca ancora la connessione internet.  A questo si aggiungono gli orari ridotti del Cup, chiuso il lunedì e il venerdì pomeriggio e aperto negli altri giorni fino alle 18, come già segnalato da Radio Erre a settembre: chi termina un esame nel tardo pomeriggio rischia di trovare la cassa chiusa e di dover tornare per pagare e ritirare il referto.

Dalle ambizioni del 2017 ai problemi di oggi
L’ospedale di comunità era stato inaugurato nel novembre 2017 con 30 posti letto di cure intermedie e l’obiettivo di arrivare a 40, al servizio di circa 40mila abitanti di Recanati e dei comuni vicini. La Casa di comunità, finanziata con 5.155.000 euro del Pnrr, avrebbe dovuto completare l’offerta sanitaria del territorio. A luglio l’assessore alla Sanità Maurizio Paoletti parlava di “buoni risultati dalla collaborazione con l’Ast”. A quattro mesi di distanza, però, restano da risolvere i problemi più elementari del funzionamento quotidiano.

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