Una conferenza stampa carica di emozione, ma anche di amarezza e preoccupazione, quella tenuta da Michele Tetta, presidente della Croce Bianca di Porto Recanati, insieme alla segretaria Teresa Montali, nella nuova sede dell’associazione.
Un incontro nel quale è stata ripercorsa una vicenda lunga e complessa, iniziata nel 2021, che oggi rischia di concludersi con la chiusura definitiva se non arriverà, entro la fine di febbraio, l’atteso accreditamento regionale.
“Siamo stati osteggiati dall’amministrazione comunale”
Tetta non usa mezzi termini nel raccontare i rapporti con l’attuale amministrazione comunale:
«Fin dall’inizio siamo stati osteggiati. Dopo quasi vent’anni ci hanno sfrattato dai locali di via Argentina, quando non avevamo alcun problema a continuare l’attività come Croce Azzurra».
Una decisione che, secondo il presidente, sarebbe arrivata improvvisamente, nonostante in campagna elettorale fosse stata promessa la “rinascita della Croce Azzurra”.
«Il giorno dopo l’insediamento ci dissero: avete mezza giornata per consegnare le chiavi. Non ci interessa continuare con voi».
Da lì l’obbligo di lasciare la storica sede e trasferirsi negli attuali locali, ex capannone industriale, completamente da ristrutturare.
Una sede rifatta da zero
I nuovi spazi, circa 100 metri quadrati al piano terra e altrettanti al piano superiore, erano originariamente adibiti a fabbrica.
«Abbiamo dovuto fare tutto da zero: impianti elettrici, idraulici, lavori strutturali, tutto per rendere la sede conforme alle norme».
Un impegno economico e umano enorme, sostenuto quasi esclusivamente dai volontari.
«Michele ha fatto un lavoro incredibile, manualmente. Siamo stati sbattuti fuori dalla vecchia sede in modo brutale, ma non ci siamo arresi».
Accreditamento regionale: la chiave di tutto
Il nodo centrale resta ora l’accreditamento della Regione Marche, necessario per poter operare pienamente.
La documentazione è già stata presentata e l’ispezione della commissione regionale dovrebbe avvenire entro 30 giorni.
«Attendiamo la verifica per il riconoscimento della sede. Solo da lì potremo iniziare un percorso serio e legale a favore della cittadinanza».
Senza accreditamento, l’associazione non può:
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stipulare convenzioni
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ricevere contributi strutturati
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chiedere sponsorizzazioni importanti
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partecipare pienamente ai servizi sanitari
Emergenza 118: non subito operativi
Al momento la Croce Bianca non potrà svolgere servizi di emergenza 118, poiché la manifestazione di interesse è triennale e la prossima finestra utile arriverà solo nei prossimi anni.
Nel frattempo l’obiettivo è partire con:
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trasporti sanitari programmati
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accompagnamenti per visite
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servizi sociali alla popolazione
«I viaggi sanitari possono permetterci di creare una base economica per il futuro».
Mezzi e volontari
Attualmente la Croce Bianca dispone:
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di un’ambulanza datata, utilizzabile solo per trasporti ordinari
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di circa dieci volontari, tutti formati con corsi BLS e BLSD e copertura assicurativa
È stata inoltre presentata richiesta per il progetto “Pulmino Amico”, che consentirebbe l’utilizzo gratuito di un mezzo attraverso sponsor pubblicitari.
Le difficoltà economiche
A differenza della precedente sede comunale, oggi l’associazione deve sostenere:
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affitto mensile
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bollette
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assicurazioni
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spese di gestione
«Pagando l’affitto è difficile andare avanti. Siamo già in ritardo con alcune spese».
Per questo è stato avviato:
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il tesseramento
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la raccolta fondi con salvadanai nei negozi
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l’invio di richieste a grandi aziende e attività locali
Servizi già attivi
Nonostante tutto, Ha detto Teresa Montali, la Croce Bianca continua a operare nel sociale:
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banco alimentare tre volte a settimana
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consegna di medicinali
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lavori socialmente utili
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supporto alla popolazione fragile
Fondamentale anche l’aiuto della Misericordia di Osimo, con il supporto del responsabile Claudio, più volte ringraziato pubblicamente.
“Senza risposte rischiamo di chiudere”
Il messaggio finale è chiaro e drammatico:
«Se entro febbraio non arriverà l’accreditamento, saremo costretti a chiudere. Non possiamo continuare ad accumulare affitti e spese».
Montali non nasconde il timore che possano esistere anche ostacoli politici a livello regionale:
«Non vorrei che ci fossero blocchi che non conosciamo. Speriamo di no».
L’appello alla città
L’invito finale è rivolto a tutta Porto Recanati:
«Anche dieci euro a testa possono fare la differenza. Questa croce è sempre esistita nella storia della città. Non possiamo permettere che scompaia».
La decisione è ormai imminente:
«O a febbraio otteniamo l’accreditamento per ripartire, oppure saremo costretti a fermarci».

