Un clima di paura tra le mura domestiche, fatto di insulti, botte e controlli ossessivi. È quanto ha denunciato una donna tunisina nell’aprile dello scorso anno ai carabinieri, accusando il marito, un connazionale di 45 anni, di maltrattamenti continui culminati anche in episodi di violenza fisica davanti ai due figli piccoli.

Dopo la denuncia, il gup Francesca De Palma ha disposto il rinvio a giudizio dell’uomo. Il processo prenderà il via il 14 settembre davanti al collegio penale. L’imputato dovrà rispondere di maltrattamenti in famiglia, aggravati dalla presenza dei minori, e di lesioni personali. In almeno un’occasione, infatti, la donna era stata costretta a ricorrere alle cure del pronto soccorso, con una prognosi di sette giorni.

Nel corso dell’udienza preliminare la vittima, assistita dall’avvocato Stefano Zoppichini, si è costituita parte civile. Ai militari la donna aveva raccontato una relazione segnata da una gelosia definita soffocante: il marito avrebbe controllato il suo telefono temendo tradimenti, limitato le sue uscite impedendole di muoversi da sola e vigilato perfino sulle spese domestiche.

Secondo l’accusa, le aggressioni sarebbero state ripetute e talvolta consumate sotto gli occhi dei bambini. In un episodio l’uomo le avrebbe stretto le mani al collo, arrivando quasi a strangolarla; in altri casi si sarebbero verificati schiaffi, pugni, spinte e strattoni per i capelli. «Se mi denunci, parlo con le assistenti sociali e ti faccio passare per pazza», le avrebbe detto.

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