RECANATI – Il silenzio millenario dei chiostri recanatesi ha ripreso a parlare, trasformandosi nel palcoscenico di un viaggio intellettuale sospeso tra l’architettura rinascimentale e la fluidità del segno contemporaneo. Si è svolta ieri, presso la Mediateca di Recanati, l’attesa anteprima del Festival letterario e artistico “InChiostri”, nato da un’idea dell’editore Simone Giaconi e del suo giovane team. Un evento che ha saputo incantare il numeroso pubblico presente, confermando Recanati come punto di riferimento della “linfa culturale” marchigiana.
L’importanza del progetto è stata sottolineata dalla presenza delle massime autorità cittadine e regionali. Il Sindaco Emanuele Pepa, l’Assessore alla Cultura Ettore Pelati e l’Assessora alle Politiche Sociali Emanuela Pergolesi hanno ribadito il valore del Festival come motore di identità e coesione sociale. Particolare rilievo ha assunto l’intervento di Andrea Agostini, Presidente della Fondazione Marche Cultura, che ha lodato l’originalità di un format capace di creare un vero e proprio “laboratorio della mente”.
L’incontro è stato aperto dal Prof. Stefano Papetti, che con la sua consueta maestria narrativa ha condotto i presenti dentro “Un angolo di Toscana a Recanati”. Il focus su Palazzo Venieri e il suo celebre cortile non è stato solo un esercizio di stile architettonico, ma un racconto vivo dal Rinascimento fino al Settecento. Papetti ha saputo tratteggiare non solo le proporzioni armoniche di Giuliano da Majano, ma anche la figura complessa del Cardinal Venieri, l’uomo che volle portare la bellezza toscana tra le colline leopardiane, trasformando la pietra in un simbolo di potere e cultura.
A seguire, Nikla Cingolani ha portato al centro della serata la suggestiva riflessione su come “Il Segno incontra la Pietra”, esplorando lo stretto rapporto tra architettura e scrittura, dove l’inchiostro diventa linfa vitale della cultura. Dalla “freccia divina” di Lorenzo Lotto — che squarcia le nubi per tuffarsi nella vita di Maria come la punta di un pennino che irrompe su un foglio vergine (un riconoscimento alla sacralità del gesto creativo)— fino alla “dinastia del segno” recanatese: dalla sacralità monumentale degli affreschi di Biagio Biagetti alla ribellione avanguardista del nipote Claudio Cintoli, capace di tradurre in segni universali perfino il vernacolo locale di Remo Stortoni. Un viaggio che ha attraversato i secoli, passando per la Street Art di BLU e il segno geniale di Andrea Pazienza; dalla biblioteca “conservatrice” di Monaldo al laboratorio tormentato dello Zibaldone di Giacomo; dalla libertà epistolare di Paolina agli erbolari di Alinda Bonacci Brunamonti, la poetessa che ha saputo far “fiorire” l’inchiostro. Con l’occasione è stata ricordata anche la figura di Padre Girolamo Moretti, altro figlio illustre di Recanati e fondatore della grafologia italiana. Tutti nomi che hanno reso Recanati una “città macchiata dall’inchiostro”, in un racconto infinito che continua a scorrere.
Il messaggio finale è stato un invito rivolto a tutta la cittadinanza: vivere il prossimo Festival non da semplici “turisti” della cultura, ma da flâneurs dell’inchiostro. “Inciampate nei segni e lasciatevi macchiare dalle storie, dai disegni, dalle visioni – ha detto Cingolani –. Siate osservatori curiosi che si perdono tra le righe di un libro o tra i dettagli di un’illustrazione. Essere flâneur dell’inchiostro significa permettere a un segno o a una frase di cambiarci lo sguardo.”
L’anteprima di ieri è solo il primo capitolo: InChiostri si prepara ora a spalancare i suoi portoni, pronto a lasciare il segno per il futuro della città.
-N.C.
