Nel corso della seduta del Consiglio regionale di ieri è stata discussa l’interrogazione del capogruppo UdC Luca Marconi sul potenziamento della medicina territoriale e sull’adozione di un accordo con i medici di medicina generale, sul modello di altre Regioni.

«Ho presentato questa interrogazione – spiega Marconi – per capire quali iniziative la Giunta intenda mettere in campo per rafforzare il ruolo dei medici di medicina generale (comunemente detti medici di famiglia) perché possano essere adeguatamente impiegati nelle nuove Case di Comunità e nelle Case della Salute a stretto contatto con i medici specialisti a tutto beneficio dei cittadini, soprattutto per una diagnosi più veloce e puntuale: il tutto sul presupposto degli accordi nazionali e regionali già sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei medici di famiglia».
In diverse Regioni italiane, infatti, sono stati siglati accordi che prevedono l’attivazione delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT); in questi ambiti saranno previsti la presenza dei medici di medicina generale nelle Case della comunità, orari di accesso più ampi e maggiori servizi diagnostici sul territorio, con incentivi anche per le aree più disagiate.
L’assessore Calcinaro ha spiegato che nelle diverse AST è in corso l’attivazione delle AFT e che è già avviato un confronto con ordini professionali, associazioni e medici per costruire un accordo coerente con le specificità del territorio marchigiano, e che la Giunta monitorerà l’avanzamento del percorso, con dati più definiti attesi entro settembre 2026.
Processo storico, secondo il Consigliere Marconi: “dopo sedici anni, grazie alla scorsa Giunta e a quella attuale, si da attuazione ad un progetto che, seppur fondato su un sistema di adesione volontaria, oggi viene meglio impiantato sul fatto che i medici di medicina generale hanno manifestato piena adesione a questa nuova organizzazione della sanità di territorio sia per la prevenzione che per la prima cura. L’interrogazione voleva mettere in evidenza proprio questo: nelle case di comunità ci andranno i medici di medicina generale e completeremo finalmente il percorso dell’appropriatezza secondo il quale negli ospedali per acuti entra l’acuto vero, non il paziente che non sappiamo dove mandare.”