Caro Alberto,

Avrei voluto dedicarti queste parole in chiesa, nell’istante del commiato, come la tua famiglia mi aveva chiesto di fare. Non è stato possibile, ma sento comunque il bisogno profondo di affidarle a questo spazio; non per un vano desiderio di apparire, ma per il dovere e il desiderio di un saluto sincero, condiviso con la tua città.

C’è una frase, pronunciata durante la messa d’addio, che continua a risuonare: “La morte non è la fine, ma un sonno da cui poi risvegliarsi”. Per te, Alberto, il risveglio è già impresso nella tua opera. Se l’omelia ha toccato i temi dell’immortalità e dell’eternità, la tua vita ci ha mostrato come l’arte possa farsi eterna. Lasci un’eredità preziosa ai tuoi allievi e a chiunque abbia saputo cogliere la poesia dei tuoi lavori: quella magica leggerezza che sfida la forza di gravità e ci accompagna alle soglie dell’infinito.
Ed è proprio quell’infinito che mi piace ricordare racchiuso nel tuo studio: un microcosmo piccolo solo per lo spazio, ma immenso nell’anima, un universo costellato e arredato in ogni dove dalle tue bellissime creazioni. Nemmeno i problemi alla vista sono riusciti a fermare la tua urgenza creativa; ricordo con commozione di averti visto disegnare quasi a occhi chiusi, guidato da una sicurezza incredibile. Laddove lo sguardo fisico si spegneva, si accendeva una visione interiore limpida e specchiata. Riuscivi a dare forma alla tua idea di un mondo gioioso, colorato, sfavillante e dinamico che vibra, danza e interroga chi guarda. È stato proprio osservandoti al lavoro che ho capito che esiste un “altrove”.

Quando il sacerdote ha evocato la “scintilla divina”, quel motore di ogni processo creativo, ho pensato a quanto quel fuoco ti appartenesse. Fai parte di quei rari eletti che hanno saputo far fiorire il proprio talento, ma nel tuo caso c’era una sensibilità pura, capace di trasformare la tecnica, così perfetta e meticolosa, in pura emozione, toccando le corde più intime di chiunque guardasse una tua opera.
Sempre le parole del sacerdote sul bisogno di luce – che, come ha detto, ha spinto a rompere il cemento del tetto e spalancare un lucernario nella chiesa verso il cielo – sono sembrate un tributo alla tua opera. Guardare in alto, oggi, significa ricordare le tue atmosfere: cieli fiammeggianti e in perenne movimento, dove non vi sono semplici nuvole, ma creature e frammenti di mondo che galleggiano e danzano in alto, espressione di quella tua straordinaria leggerezza capace di sollevare la materia e pregni di una luminosità che tocca l’assoluto.

Non posso non ricordare la tua immensa generosità verso la città, espressa attraverso l’importante donazione al Comune, e il profondo legame con il quartiere in cui sei nato: Castelnuovo. A questo rione hai donato opere di grande valore: il crocifisso monumentale di Sant’Ubaldo con il tabernacolo e l’altare, le edicole mariane, l’opera destinata al circolo ACLI e le formelle della Via della Ceramica. Ti ringrazio a nome di tutto il quartiere.
Chi vorrà vivere e incontrare ancora Alberto Cecchini potrà farlo camminando per le vie del borgo, sostando davanti a quelle formelle per perdersi nella bellezza delle sue opere, dove ogni pennellata è un attimo di vita immortalato attraverso il fuoco. Quello stesso fuoco interiore che apparteneva, interamente, al suo essere.

A titolo personale, voglio dirti grazie per il privilegio più grande che potessi concedermi: quello di avermi scelta come curatrice delle tue opere e delle tue mostre. Accompagnare il tuo percorso iniziato nel 2017 con la mostra Quel caro immaginar nella galleria Idill’Io di Pio Monti, studiare da vicino la tua evoluzione e aiutarti a mostrare la tua arte  e organizzare la tua ultima mostra Cecchini ieri e oggi è stato per me un onore immenso e una profonda crescita umana.

Hai avuto una vita piena, una famiglia stupenda, e al tuo fianco tua moglie Olivana, donna eccezionale che ti ha seguito, sostenuto e accompagnato con amore infinito in ogni passo del tuo cammino umano e artistico, facendosi custode silenziosa e preziosa del tuo genio. Ringrazio anche loro, di cuore, per la fiducia che hanno riposto in me come hai fatto tu.
La tua luce resterà con noi.

-Nikla Cingolani

Share.

Radio Erre - La Radio che parla e fa parlare | Società Cooperativa Chiostro S. Agostino, 2 62019 Recanati | MC C.F-P.IVA 00351460431 | Tel: 0717574429 | E-mail: radioerre@radioerre.net | PEC: radioerre@pec.it

Leave A Reply

Exit mobile version