Durante la pandemia il dottor Alberto Dallari è diventato uno dei volti più noti — e più colpiti — dello scontro tra medicina ufficiale e libertà terapeutica.

Medico emiliano, impegnato nell’assistenza domiciliare ai pazienti Covid, Dallari scelse di seguire un approccio basato sulla propria esperienza clinica e sul principio di cura “secondo scienza e coscienza”, sostenendo l’importanza degli interventi precoci e delle terapie domiciliari in una fase storica segnata da paura, emergenza e fortissima pressione istituzionale.

Per quelle scelte venne però travolto da un clima politico, mediatico e giudiziario senza precedenti.
Nel pieno dell’emergenza sanitaria, mentre il dibattito pubblico sembrava ammettere una sola linea possibile, medici come Dallari finirono sotto accusa per aver proposto protocolli terapeutici differenti rispetto alle indicazioni ufficiali.

Il suo nome venne associato ai movimenti critici verso la gestione pandemica, trasformandolo rapidamente in un bersaglio mediatico e in un simbolo del dissenso sanitario durante gli anni del Covid.

Dopo la morte di un paziente seguito a distanza, nei suoi confronti venne aperta una lunga vicenda giudiziaria culminata in un processo penale.
Per anni Dallari ha dovuto affrontare accuse pesanti, isolamento professionale e una forte esposizione pubblica.

Ma il 5 maggio 2026 il Tribunale di Ferrara ha pronunciato una assoluzione piena: “il fatto non sussiste”.

Una sentenza destinata a riaprire il dibattito su ciò che è accaduto durante la pandemia:
il rapporto tra medicina e politica, il diritto del medico alla libertà terapeutica, il ruolo dell’informazione, la gestione del dissenso scientifico e il rischio che, in nome dell’emergenza, siano stati colpiti professionisti colpevoli soprattutto di non essersi allineati alla narrazione ufficiale.

In questa intervista Alberto Dallari racconta gli anni dell’inchiesta, il peso della gogna mediatica, il rapporto con le istituzioni sanitarie e cosa significhi oggi essere assolti dopo essere stati indicati pubblicamente come simbolo di una medicina “non conforme”.

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