I dati COSMARI del primo trimestre 2026 restituiscono un quadro che ha dell’incredibile. In un contesto caratterizzato da un generale arretramento della raccolta differenziata in numerosi comuni del territorio – con flessioni significative a Recanati (-1,12 punti percentuali) e Potenza Picena (-1,95) – Montefano rappresenta una delle poche eccezioni positive, registrando un incremento di +1,22 punti rispetto al 2025. Con una percentuale di raccolta differenziata pari al 77,13%, in crescita rispetto alla media del 75,91% dell’anno precedente, Montefano si colloca al sesto posto nella graduatoria provinciale, ben oltre la media del 71,72%.

Un risultato che testimonia l’impegno costante di cittadini e amministrazione nella tutela dell’ambiente e nella corretta gestione dei rifiuti. Eppure, paradossalmente, proprio questo comportamento virtuoso sembra aver trasformato Montefano nel candidato ideale per ospitare una nuova discarica.

Nel frattempo, comuni che presentano percentuali di raccolta differenziata sensibilmente inferiori – tra cui Macerata, amministrata dall’ex Presidente dell’ATA 3 Rifiuti Sandro Parcaroli (media raccolta differenziata 73,62%), oltre a Recanati (75,32%) e Potenza Picena (71,47%) – risultano di fatto esclusi da questa prospettiva. Questa decisione appare profondamente ingiusta nei confronti dei cittadini di Montefano e rischia di trasmettere un messaggio contraddittorio all’intero territorio.

Di fronte a risultati concreti e certificati nella gestione dei rifiuti, ci si aspetterebbe che i comuni più impegnati nella sostenibilità ambientale vedessero riconosciuti e valorizzati i propri sforzi, non che si trovassero al centro di scelte tanto controverse. A rendere la vicenda ancora più preoccupante non è solo il merito della decisione, ma anche il metodo adottato.

A quasi un mese dall’Assemblea ATA del 6 maggio 2026 e oltre tre settimane da quella del 15 maggio, che ha portato Montefano dal fondo alle prime posizioni della graduatoria, le relative delibere non sono ancora state trasmesse al Comune, nonostante due richieste formali di accesso agli atti. Pur essendo previsto un termine massimo di trenta giorni per la risposta, questo ritardo contrasta con la rapidità con cui, in appena quindici giorni, sono stati modificati criteri e graduatorie costruiti in oltre dieci anni di studi.

Le delibere erano inoltre immediatamente esecutive e potenzialmente pubblicabili fin dall’approvazione.

Di fatto, cinque Comuni – Montefano, Pollenza, Loro Piceno, Osimo e Filottrano – risultano coinvolti in una manovra politica di cui, senza accesso agli atti, non è ancora possibile verificare correttezza procedurale e legittimità, alimentando ulteriormente le preoccupazioni sulla vicenda.

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