Ottantanove bambini aiutati a nascere e a crescere in vent’anni di attività, con il novantesimo già in arrivo. È il bilancio del Centro Aiuto alla Vita di Recanati, che ha celebrato il proprio ventennale con un incontro dedicato al tema della tutela della vita e del sostegno alle famiglie in difficoltà.

A ricordare il percorso dell’associazione è stato il presidente Gianfranco Fuselli, medico di famiglia in pensione, che ha sottolineato come il prossimo mese di luglio sia attesa la nascita del novantesimo bambino seguito dal Centro. Un traguardo simbolico che testimonia il lavoro svolto in questi due decenni di volontariato sul territorio.
L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Recanati, ha visto la partecipazione di Marina Casini, presidente del Movimento per la Vita Italia, offrendo un momento di riflessione sul valore dell’accoglienza e sull’importanza delle reti di solidarietà a sostegno della maternità e delle famiglie più fragili.
Con sede nei locali della parrocchia Cristo Redentore, il Centro Aiuto alla Vita è diventato negli anni un punto di riferimento non solo per Recanati, ma anche per numerose famiglie provenienti da Porto Recanati, Potenza Picena e Montelupone. L’attività dell’associazione, tuttavia, non si limita all’accompagnamento durante la gravidanza.
«Non ci fermiamo alla nascita» è infatti il principio che ispira l’azione quotidiana dei volontari. Accanto al sostegno alle future mamme, il Centro offre infatti aiuti concreti che spaziano dall’assistenza per visite mediche e pratiche scolastiche all’orientamento per l’accesso ai contributi pubblici, fino al supporto nella ricerca di opportunità lavorative per i genitori.
Tra le situazioni seguite attualmente vi è quella di un bambino nato prematuramente al sesto mese di gestazione. Come raccontato dalla volontaria Emanuela Camilletti, l’associazione sta affiancando la madre fornendo il necessario per l’alimentazione del neonato e sostenendo l’intero nucleo familiare nelle esigenze quotidiane, comprese quelle della sorellina di cinque anni.
Ogni mercoledì pomeriggio il Centro apre le proprie porte per accogliere chi ha bisogno di aiuto e distribuire beni di prima necessità. Un servizio reso possibile esclusivamente grazie alla generosità dei donatori e all’impegno dei volontari, che nel tempo hanno costruito una rete di solidarietà capace di accompagnare le famiglie ben oltre il momento della nascita di un figlio.
Tra le sfide più complesse resta quella di raggiungere le donne che vivono gravidanze inattese o situazioni particolarmente difficili. Spesso, spiegano i volontari, paura, vergogna e senso di isolamento impediscono di chiedere aiuto. Per questo il Centro continua a lavorare affinché nessuna donna si senta sola nel momento in cui si trova ad affrontare una maternità complicata.



8 commenti
Abort Free!
Caro, io sono favorevole alla libera scelta dell’aborto, ritengo che le donne abbiano il diritto di scegliere. Gli slogan sono anche belli, ma se vuoi usare l’inglese abbi la decenza di farlo con cognizione di causa, si dice abortion in inglese e l’aggettivo va dopo il sostantivo.
cara17,15 non c’hai capito niente. Ci sta, sei ottusa .
Però ha capito il senso dello slogan, anche senza una “O”.
Per tua sola soddisfazione lo ripeto in forma completa:
ABORTO FREE( libero) ! contenta?
Alzo le mani, è come parlare con un muro. Dev’essere dura per chi ti sta vicino.
lasciate che le donne possano decidere autonomamente, senza interferenze ideologiche!
viva l’indipendenza delle donne e abort free!
Dando per scontato che l’ipotesi di abortire discenda da una situazione di grave difficoltà/sofferenza e, quindi, non equivalga a un semplice metodo anticoncezionale a posteriori, non si comprende l’avversione di certe persone nei confronti di chi si prodiga nell’aiutare chiunque si trova, in tale frangente esistenziale, ad affrontare e, il più delle volte, a superare le proprie fragilità, per giunta a vantaggio della vita.
Contrabbandare tale attività per ‘interferenza ideologica’, quindi, è un puro esercizio di malafede (a tacer d’altro).
Mi permetto poi di aggiungere che il libero arbitrio è e deve rimanere, ovviamente, intangibile; sfido chiunque, però, a sostenere che una decisione presa ‘al buio’, senza la doverosa consapevolezza in materia (tecnica, etica, scientifica, medica, economica, politica, etc.), sia aprioristicamente valida.
Concludo esortando tutti gli incalliti sostenitori dell’interruzione della gravidanza – anche coloro i quali pensano di valorizzare il proprio credo affidandosi, peraltro maldestramente, alla lingua di chi, quando i Romani insegnavano la civiltà al Globo, viveva ancora allo stato barbaro – a recarsi presso l’Istituto di Medicina Legale di Macerata e farsi mostrare ‘Arturo’, feto in formalina estratto dal ventre di una povera donna squartata a colpi d’ascia dopo un paio di mesi dal concepimento: poi, considerato anche che, a differenza di altri, mi firmo, se volete ne riparliamo …
Ma di contraccezione libera e gratuita e di educazione alla affettività non si parla? E della povera donna squartata a colpi di ascia non dice nulla nessuno? magari il suo assassino la ha fatta franca come al solito. Un raptus.
Forse la povera donna squartata se avesse potuto abortire discretamente e nascondere una gravidanza forse frutto di violenza o comunque di una relazione clandestina non sarebbe andata incontro a un destino così atroce. E di tutte le donne morte sui tavoli delle mammane vogliamo parlare prima o poi? Del destino degli esposti negli orfanatrofi lager vogliamo parlare? Poi ben venga ogni sforzo per aiutare la vita cominciando da pari opportunità lavorative per uomini e donne. Possibile che non si capisca che se non si hanno nonni di servizio un figlio blocca la realizzazione lavorativa della donna?