nota del PD Recanati
C’è un filo che lega le ultime vicende amministrative di Recanati. Un filo che qualcuno continua a chiamare “filiera istituzionale”, quasi fosse una garanzia di efficienza, di accesso privilegiato alle opportunità, di capacità di incidere nei luoghi dove si decidono le sorti dei territori, ma osservando ciò che sta accadendo, quel filo appare sempre più sfilacciato e viene da chiedersi se non sia diventato, ormai, la filiera del disvalore.
Prima la ZES. Recanati resta fuori da un’occasione strategica, mentre altri territori riescono a conquistare uno spazio che avrebbe potuto rappresentare un volano per investimenti e sviluppo. Una sconfitta politica che qualcuno ha provato a minimizzare, ma che pesa.
Poi le nomine nelle partecipate. La maggioranza rivendica il diritto di scegliere i propri rappresentanti, ma invece di valorizzare professionalità recanatesi decide di indicare figure provenienti da altri comuni. Una scelta legittima sul piano formale, ma difficile da comprendere sul piano politico. Se chi governa una città non ritiene che esistano competenze degne di rappresentarla tra i suoi cittadini, quale messaggio consegna alla comunità?
E adesso arriva la vicenda del riconoscimento UNESCO dei teatri marchigiani. Ancora una volta Recanati resta ai margini. Eppure il Teatro Persiani è un luogo che possiede una storia straordinaria, una qualità architettonica e una bellezza che non hanno nulla da invidiare a molti dei teatri inseriti nel percorso di valorizzazione. Non è campanilismo, ma la semplice constatazione di un patrimonio culturale che avrebbe meritato una difesa più convinta e una rappresentanza più autorevole.
La sensazione è che questa amministrazione non governi davvero i processi, ma li subisca. Che insegua le decisioni della filiera invece di orientarle e quando una classe dirigente smette di rappresentare il proprio territorio per rappresentare soltanto gli equilibri della propria coalizione, il territorio finisce inevitabilmente per perdere.
Il paradosso è ancora più evidente se si guarda ai tanti finanziamenti e ai progetti lasciati in eredità dalla precedente amministrazione. Una città che aveva costruito negli anni una capacità progettuale importante avrebbe avuto bisogno di una guida capace di consolidare quel patrimonio e trasformarlo in nuove opportunità. Invece assistiamo troppo spesso a una maggioranza che si incarta, pasticcia, rincorre gli eventi e finisce per dissipare capitale politico e credibilità istituzionale.
Le sconfitte non arrivano mai per caso. Quando si perde sulla ZES, quando si rinuncia a valorizzare competenze locali nelle partecipate, quando si resta fuori da percorsi culturali di rilievo internazionale, non siamo di fronte a episodi isolati. Siamo davanti ai sintomi di un metodo di governo che non riesce a trasformare le relazioni politiche in vantaggi concreti per la città.
Una filiera dovrebbe servire a rafforzare i territori, non a renderli marginali. Dovrebbe moltiplicare le occasioni, non le esclusioni. Se invece produce soltanto occasioni perdute, allora non è più una filiera del valore. È diventata, per Recanati, una filiera del disvalore.
E il prezzo, come sempre, non lo paga una parte politica. Lo paga l’intera comunità recanatese, che vede sfumare opportunità economiche, culturali e istituzionali che avrebbero meritato ben altra determinazione e ben altra capacità di rappresentanza.


