di Andrea Marinelli
Ricordo ancora le parole di un consigliere di maggioranza, pochi mesi dopo l’insediamento del Consiglio comunale. Preso dall’entusiasmo per l’inizio dell’esperienza amministrativa, parlava con convinzione della grande soddisfazione dei cittadini per il lavoro della nuova amministrazione.
Mi venne spontaneo intervenire per un richiamo all’umiltà. Sembrava quasi di poter immaginare folle oceaniche in fila davanti all’Ufficio del Sindaco, desiderose di ringraziarlo personalmente per tanta magnificenza, ma la realtà che incontravo quotidianamente era un’altra.
Cittadini che manifestavano perplessità, problemi, disagi e anche parecchie lamentele.
Non era e non è una questione di gufare contro l’amministrazione. È semplicemente il dovere di chi fa opposizione di raccontare anche ciò che non funziona e di ricordare a chi governa che amministrare una città significa confrontarsi ogni giorno con una realtà molto più complessa della propria narrazione politica.
Oggi quella frase mi torna in mente perché uno dei mantra della destra, a livello locale e nazionale, è proprio il rapporto diretto con i cittadini.
Stare tra la gente, ascoltare la gente, interpretarne i bisogni. Un rapporto quasi simbiotico con la comunità.
Eppure, guardando alle principali opere urbanistiche di questa fase amministrativa, qualche domanda è inevitabile.
Prendiamo la nuova rotonda di via Aldo Moro e il maxi marciapiede di circa sei metri di larghezza in corso di realizzazione sopra il Parco dei Torrioni. Due interventi che possono avere, sotto il profilo urbanistico, elementi di interesse e che meritano di essere valutati senza pregiudizi.
Il secondo, in particolare, potrebbe persino diventare qualcosa di più di un semplice marciapiede. Immagino uno spazio urbano qualificato, quasi una piazzetta davanti a una delle torri principali, capace di valorizzare un luogo importante della città.
Ma proprio perché parliamo di trasformazioni urbane significative, la domanda è un’altra: quanto queste opere sono state realmente condivise con i cittadini?
E soprattutto: il valore dell’intervento urbanistico giustifica la rivoluzione della viabilità che ne consegue?
È questo il punto.
Perché se l’amministrazione sceglie di modificare profondamente la circolazione a causa delle opere realizzate, deve avere il coraggio di spiegare le proprie ragioni, ma anche la disponibilità ad ascoltare chi quella viabilità la vive ogni giorno.
Le lamentele che arrivano dai cittadini, infatti, non sono poche. Tornando in via Aldo Moro molti avrebbero preferito una soluzione diversa, con il senso unico di circolazione anziché la rotonda. Sono opinioni che possono essere condivise o meno, ma che non possono essere ignorate se davvero si vuole costruire quel rapporto con la cittadinanza che viene continuamente rivendicato.
La realizzazione del maxi marciapiede apre anche la questione dei parcheggi, ulteriormente ridotti pur continuando a essere una delle esigenze più sentite da chi vive e frequenta il centro.
Sia chiaro, un’amministrazione non deve necessariamente fare tutto ciò che i cittadini chiedono. La politica ha anche il compito di assumersi responsabilità, proporre soluzioni nuove, compiere scelte coraggiose e, quando necessario, andare anche controcorrente. Governare non significa organizzare un referendum permanente su ogni decisione, ma allora bisogna essere coerenti con la propria narrazione.
Non si può contemporaneamente sostenere di essere quelli che stanno tra la gente e ne ascoltano le esigenze e poi considerare il rapporto con i cittadini come una fotografia da esibire nelle occasioni pubbliche.
Perché stare tra la gente non può significare soltanto partecipare alle sagre, alle feste di quartiere, alle inaugurazioni e alle occasioni conviviali.
Stare tra la gente significa anche ascoltare chi critica. Significa incontrare chi è arrabbiato. Significa raccogliere le segnalazioni di chi ha un problema con la viabilità, con i parcheggi, con i servizi, con una scelta urbanistica. Significa soprattutto avere l’umiltà di ammettere che non tutte le decisioni dell’amministrazione sono necessariamente percepite dai cittadini come un successo.
Ed è proprio qui, a mio avviso, che si misura la differenza tra propraganda e buona amministrazione.


