Battaglia muove da una tesi centrale che attraversa il suo pensiero: le guerre non si vietano per legge.

Come spiega nel suo articolo, la Carta delle Nazioni Unite è in realtà un sistema privo di strumenti reali per impedire o punire le aggressioni. L’ONU, senza una forza sovranazionale e paralizzata dal diritto di veto delle grandi potenze, non possiede la capacità di far rispettare le proprie stesse regole. La guerra, per quanto moralmente ripudiata, resta quindi un fatto politico, non giuridico: un prodotto della storia e dei rapporti di forza, non un reato perseguibile in modo oggettivo.

Da questa premessa discende la sua critica alla narrazione sulla guerra in Ucraina.
Nel suo editoriale pubblicato sul sitoweb di Nicola Porro, “Boomerang Ucraina, le bugie sulla guerra”, ripreso ampiamente nell’intervista, Battaglia smonta i numeri e le rappresentazioni diffuse dall’informazione occidentale: dai presunti 350 mila soldati russi uccisi in pochi mesi, alle contraddizioni tra tali cifre e i dati ufficiali, fino allo squilibrio con cui vengono raccontate le vittime civili a seconda che i bombardamenti siano russi o ucraini.

Secondo Battaglia, l’informazione non descrive il conflitto: lo costruisce.
E questa costruzione — fondata su propaganda, omissioni e semplificazioni — finisce per deformare la percezione pubblica della guerra e per trascinare l’Europa in una spirale politica, economica e strategica che rischia di ritorcersi contro l’Occidente stesso. Da qui il “boomerang”: l’idea che continuare a finanziare e armare il conflitto non stia portando né pace né sicurezza, ma solo instabilità crescente.

Ne emerge un quadro inquietante: una guerra che nessuna legge riesce davvero a impedire, un’informazione che smette di essere strumento di conoscenza per diventare arma politica, e un’Europa che, mentre predica valori universali, appare sempre più prigioniera delle proprie contraddizioni.

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