Martedì 13 gennaio alle ore 21:15, il Circolo ARCI/UCCA La Serra di Recanati presenterà la proiezione del film “Il diavolo probabilmente” (1977) di Robert Bresson, preceduto dalla lettera “U comme Un” dalla celebre intervista a Deleuze intitolata “L’Abécédaire de Gilles Deleuze” e andata in onda postuma nel 1995 sul canale Arté.
Nel film “Il diavolo probabilmente”” un gruppo di giovani contestatori ambientalisti si muovono sullo sfondo dei movimenti degli anni ’70, in un continuo oscillare tra idealismi e prese di coscienza sulla vita concreta. In “U comme Un”, il filosofo francese parla del ruolo e del rapporto tra ricerca dell’universale e ricerca del singolare nella filosofia, nell’arte e nella scienza.
Il ciclo di film “Deleuze 10030” curato da Andrea Balietti e Monaldo Moretti, vuole mettere in relazione concetti e film che, seppur senza rapporti diretti, sembrano avere legami, ispirazioni, sensazioni comuni o semplicemente intime affinità. I film vengono così associati alle lettere dell’abbecedario, acquisendo per vicinanza quei nuovi sensi scaturiti dalle libere associazioni dei singoli spettatori.
L’ingresso agli eventi è gratuito e riservato ai soli soci del circolo. Per chi non fosse
ancora socio, è possibile fare la tessera prima della proiezione.
SINOSSI
Charles è uno studente silenzioso e pensieroso, preoccupato per la dissoluzione morale e la contaminazione ecologica del mondo. Per questo affonda sempre più nella disperazione, nonostante l’amicizia del giornalista Michel, appassionato di ecologia, e nonostante il generoso amore di Alberte, una ragazza che abbandonata la famiglia borghese per convivere con lui. Sia Michel che Alberte, notano lo stato d’animo di Charles, tollerano di buon grado il suo stravagante comportamento e persino il suo tradimento affettivo quando Charles si rifugia tra le braccia di Edwige. Le discussioni con alcuni amici politicanti di estrema sinistra lo disgustano; il contatto con alcuni giovani barboni non gli dice nulla; un dialogo con un giovane sacerdote “moderno” gli offre il destro per attaccare anche la Chiesa e la religione. Quando gli amici riescono ad ottenergli un abboccamento con lo psicanalista dr. Mime, questi imprudentemente ricorda come gli antichi Romani, incapaci di affrontare la morte, si facevano uccidere da uno schiavo o da un amico.
IL REGISTA
Nato in un paesino della Francia centrale, si laurea in Filosofìa alla Sorbona di Parigi. Si accosta al cinema quasi per caso, assistendo alla realizzazione di alcuni film, sull’onda della sua amicizia con gli esponenti del surrealismo. Dopo più di un anno trascorso come prigioniero di guerra in un campo di concentramento tedesco, Bresson torna al cinema nel 1943 e firma il suo primo lungometraggio, “La conversa di Belfort”, cui segue l’anno seguente “Perfìdia”, tratto da un racconto di Diderot con i dialoghi di Jean Cocteau. “Diario di un curato di campagna” (Premiato al Festival di Venezia nel 1950) tratto da Bernanos e ‘Un condannato a morte è fuggito‘ (1956, premio per la regia a Cannes per il quale viene considerato dai ‘Cahiers du Cinema‘ un fondatore della nouvelle vague), danno la giusta misura del suo stile: sceglie i suoi attori fra gente della strada (‘Pickpocket‘, 1959), trasforma la storia in assunto morale (‘II processo di Giovanna d’Arco‘, 1960). A metà degli anni Sessanta il regista conosce la sua massima fortuna grazie a ‘Au hasard Balthasar’ e ‘Manchette‘, anche questo premiato al festival di Cannes del 1967. Muore per cause naturali, a 92 anni, a Parigi.
