Il confronto acceso che si è sviluppato attorno all’iniziativa autogestita promossa da un gruppo di studenti del Liceo Leopardi di Recanati non accenna a placarsi. Al centro della discussione l’incontro dedicato alla guerra tra Russia e Ucraina, che ha visto la partecipazione di due giornalisti ritenuti filo-russi, e le successive polemiche sfociate anche in minacce via social nei confronti dello studente organizzatore.

Nelle ultime ore sono intervenute due forze politiche con prese di posizione differenti. Entrambe partono dalla condanna delle intimidazioni personali, ma divergono nella lettura del ruolo della scuola e del significato politico-culturale dell’episodio.

I referenti provinciali di Azione, il partito guidato da Carlo Calenda, ribadiscono la necessità di prendere «senza alcuna ambiguità» le distanze da insulti e minacce, sottolineando che «la violenza verbale non è confronto, ma la sua negazione». Allo stesso tempo invitano a riportare la discussione su un piano istituzionale. L’evento, evidenziano, si è svolto durante l’orario scolastico con la partecipazione di due giornalisti legati al network International Reporters, indicato da diverse fonti come finanziato da ministeri della Federazione Russa. Un elemento che, secondo Azione, solleva interrogativi sull’indipendenza editoriale e richiama l’esigenza, soprattutto in ambito scolastico, di garantire equilibrio, pluralismo e contraddittorio. Il partito precisa di non aver mai attaccato lo studente, ma di aver chiesto chiarimenti alla dirigenza sull’opportunità dell’iniziativa e sulla tutela della formazione critica degli alunni.

Di diverso tenore la posizione di Democrazia Sovrana e Popolare, che attraverso il coordinatore regionale Marche, l’avvocato Maurizio Castellani, definisce «inaccettabili» le minacce rivolte allo studente, parlando di un attacco alla libertà di pensiero, ritenuta «sacra e inviolabile». Il partito inserisce quanto accaduto in un clima che giudica illiberale nel dibattito sulla guerra russo-ucraina e sostiene che la scuola sia stata trasformata in un’arena ideologica da chi avrebbe invocato provvedimenti disciplinari contro l’istituto, mettendone a rischio l’autonomia. Nella nota si denuncia inoltre quella che viene definita una «gogna pubblica» nei confronti di studenti non allineati, rivendicando la difesa del libero confronto e respingendo ogni forma di censura o intimidazione.

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