Il caso della cosiddetta “famiglia del bosco” continua a suscitare polemiche e interrogativi sul funzionamento della giustizia minorile e sul ruolo dei servizi sociali. Il tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento di Catherine Trevallion dalla struttura protetta in cui viveva insieme ai suoi tre figli e la separazione dei minori, una decisione che ha provocato forte preoccupazione tra i consulenti della famiglia e tra diversi osservatori del caso.

Di questa vicenda e più in generale del sistema degli affidi e degli interventi dei servizi sociali parliamo con Paolo Roat, attivista per i diritti umani e dei bambini, da anni impegnato in iniziative e campagne per denunciare quelli che considera allontanamenti ingiusti di minori dalle famiglie. Roat è stato responsabile nazionale del dipartimento Tutela Minori del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU) e ha seguito diversi casi di famiglie coinvolte in procedimenti di affido o collocamento in comunità, sostenendo la necessità di garantire maggiori tutele e trasparenza nelle decisioni che riguardano i bambini.

Con lui cerchiamo di capire cosa sta accadendo nel caso della “famiglia del bosco”, quali sono le criticità del sistema di tutela minorile e il sistema perverso della filiera psichiatrica che porta all’allontanamento dei minori dai genitori naturali.

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