Negli ultimi mesi a Recanati si è parlato molto di sicurezza, di parchi da sorvegliare, di emergenza e “baby gang”. Come associazione che fa presidio comunitario e come gestori del Centro Giovanile, sentiamo di dover condividere alcune riflessioni. Parliamo dal punto in cui si vede cosa non sta funzionando: incrociamo quotidianamente questi ragazzi, avvicinandone alcuni, riuscendo a tenere un filo di comunicazione, e perdendone altri.
La preoccupazione della cittadinanza è assolutamente legittima. Chi chiede più risposte non esagera: ci sono conflitti gravi creati da giovani difficili da agganciare. Anche noi siamo stati colpiti da danneggiamenti ai nostri spazi e aggressioni, fisiche e verbali, al nostro team educativo, dovendo rivolgerci alle forze dell’ordine e denunciare per tutelare i beni della comunità.
Il nostro mestiere è andarli a prendere
Noi continuiamo a provare ogni giorno a coltivare una relazione con chi è più ai margini. Chi intercetta i ragazzi più “complicati” si porta dentro le loro difficoltà e corre dei rischi, ma è l’approccio in cui crediamo. La prevenzione vera si fa ogni giorno e non fa spettacolo: è un educatore che conosce il nome di chi sta in strada; è un pomeriggio in cui i bambini imparano a stare dentro un conflitto senza praticare violenza; è ascoltare un genitore in difficoltà prima che la situazione degeneri. Il risultato di questa prevenzione sono gli episodi che non accadono, che non fanno notizia. Già undici mesi fa avevamo segnalato le prime aggressioni e condiviso con le istituzioni la necessità di agganciare questi giovani anziché respingerli. Ci siamo riusciti in parte, non con tutti.
Quello che vediamo cambiare
Oggi notiamo quattro movimenti ignorati dal dibattito pubblico:
- Escono meno ragazzi: la vita si è spostata sugli schermi e dentro casa; chi resta fuori è una minoranza isolata e con meno alternative. Una piazza piena si autoregola, una quasi vuota no.
- Meno presìdi: manca la presenza adulta ordinaria. Quel tessuto sociale fatto di persone sensibili che vivono lo spazio pubblico si sta assottigliando.
- Istituzioni e famiglie: il conflitto che esplode in strada è spesso la coda di storie familiari complicate che necessitano di supporto dalle istituzioni.
- Il dialogo tra chi vede e chi decide si è diradato: le segnalazioni partono, ma non c’è un luogo dove si depositino e diventino lettura condivisa. Restano episodi isolati, finché non se ne accumulano abbastanza da far scattare un’emergenza.
Nessuno di questi problemi si corregge con una ronda serale.
Non è una posizione dell’ultimo minuto
Apprezziamo fortemente l’incontro sulla sicurezza previsto per il 22 luglio. E chiediamo che diventi un tavolo di lavoro permanente sulle politiche giovanili e la convivenza urbana. Uno spazio stabile, promosso dal Comune e partecipato da servizi educativi e sociali, scuole, Centro Giovanile, comitati di quartiere, parrocchie e commercianti. Magari coinvolgendo anche i ragazzi: in tutto questo dibattito non è comparsa una sola loro parola.
Centro Fonti San Lorenzo


