Franco Battaglia, professore e autore di numerosi interventi sul tema dell’energia e del clima, propone una lettura fortemente critica della narrazione dominante sulla cosiddetta «crisi climatica».
Partendo dalle recenti prese di posizione del Corriere della Sera e di Repubblica, Battaglia contesta in particolare l’idea secondo cui l’attuale riscaldamento del pianeta possa essere attribuito quasi interamente alle attività umane e alle emissioni di anidride carbonica.
Uno dei punti centrali della sua argomentazione riguarda la storia climatica della Terra. Secondo Battaglia, il riscaldamento attuale sarebbe inserito in un processo naturale iniziato intorno al 1690, quindi ben prima dell’espansione delle emissioni industriali di CO₂. L’intervista affronta inoltre il tema dei precedenti periodi caldi della storia climatica, ricordando come fenomeni meteorologici estremi – dalle siccità alle inondazioni, dalle ondate di calore agli uragani – abbiano caratterizzato anche epoche nelle quali le emissioni antropiche erano pressoché inesistenti.
Un altro tema riguarda il ruolo della CO₂ nell’atmosfera. Battaglia mette in discussione alcune semplificazioni che, a suo giudizio, caratterizzano il dibattito pubblico: dalla relazione tra anidride carbonica e temperatura fino al modo in cui vengono utilizzati concetti come quello di «temperatura media globale».
Non manca una critica al modo in cui il tema viene raccontato dai grandi quotidiani. Battaglia sostiene che spesso il confronto venga impostato contrapponendo «scienza» e «negazionismo», attribuendo agli scettici posizioni che, secondo lui, non corrispondono alle loro reali argomentazioni.
L’intervista vuole dunque entrare nel merito di una questione controversa: quanto dell’attuale cambiamento climatico può essere attribuito all’attività umana e quanto, invece, rientra nella naturale variabilità del sistema climatico?
