È morto a 87 anni Silvano Filipponi, storico presidente e anima del CSI Recanati. Per quasi sessant’anni ha accompagnato la vita della società sportiva, diventandone un punto di riferimento per generazioni di atleti, dirigenti e famiglie. Una presenza costante, discreta e appassionata, che aveva trasformato il suo impegno nel CSI in una vera missione.
La notizia della sua scomparsa ha profondamente colpito la comunità recanatese e tutto l’ambiente sportivo. Filipponi lascia due figli e la moglie Danila con cui per molti anni aveva gestito un negozio di frutta e verdura.
Una coincidenza rende ancora più doloroso il momento per il CSI Recanati: appena il giorno prima della sua scomparsa, la squadra aveva festeggiato una vittoria per 2-0 nella gara d’esordio del campionato di Seconda categoria. Poi, la notizia che nessuno avrebbe voluto ricevere: la morte di quell’uomo che per decenni aveva rappresentato la società dentro e fuori dal campo.
“Oggi è una giornata molto triste, purtroppo ci ha lasciato all’età di 88 anni il nostro presidente onorario Silvano Filipponi, colui che è stato colonna portante del Csi Recanati per più di 60 anni vissuti con grande passione e dedizione sempre a difesa del bene della nostra società. È grazie a lui se c’è questa realtà da così tanto tempo, è riuscito a portarla avanti negli anni nonostante le tante difficoltà incontrate lungo il percorso. Il suo è stato un impegno non solo per il Csi Recanati, ma anche per tanti giovani e per lo sport cittadino, e per questo mancherà tantissimo”. Così la dirigenza del CSI Recanati
La storia di Silvano Filipponi e quella del CSI Recanati erano, di fatto, diventate una cosa sola.
Nel 2022, in occasione dei settant’anni dalla nascita del centro sportivo, Filipponi aveva raccontato la sua lunga esperienza alla guida dell’associazione. «Gestisco il centro sportivo da circa sessant’anni», aveva spiegato, ricordando soltanto la parentesi del servizio militare come breve interruzione di un impegno iniziato da giovanissimo.
A spingerlo verso il CSI era stata l’amicizia con Giovanni Tanoni, il dirigente che lo aveva preceduto. Da lì era cominciato un percorso destinato a durare una vita.
Il CSI Recanati aveva raggiunto la Seconda categoria, disputandola per circa quindici anni. Un traguardo importante, ma senza mai tradire la propria identità.
«Non potevamo spendere soldi per salire – raccontava Filipponi – essendo nati come sport di massa, dovevamo proporre giocatori del posto». Era questo il suo modo di intendere il calcio: prima delle classifiche venivano le persone, prima dei risultati c’era il valore di una squadra costruita attorno alla propria comunità.
E anche le difficoltà venivano affrontate con lo stesso spirito. «Essendo un ambiente familiare non ci sono stati momenti brutti insuperabili – spiegava – anche quando siamo retrocessi, ci siamo sempre rimboccati le maniche e con i giocatori del posto siamo andati avanti».
Negli ultimi anni Filipponi aveva condiviso il lavoro con Romano Frenquelli, diventato un collaboratore prezioso nella gestione della società. Ma il suo ruolo era ormai molto più ampio di quello di un semplice presidente. Era una memoria storica, un volto familiare, una presenza capace di attraversare epoche diverse dello sport recanatese.
Aveva visto cambiare il calcio, le società, i campionati e le generazioni di giocatori, restando però fedele alla stessa idea: mantenere il CSI come una realtà accessibile, legata al territorio e alle persone.
Non sorprende, dunque, che la sua scomparsa abbia suscitato un’ondata di cordoglio.
Alla moglie, ai figli e a tutta la famiglia del CSI Recanati le più sentite condoglianze.


