Il cuore pulsante di Glasstress 2026, evento collaterale alla Biennale di Venezia, batte all’interno della Fondazione Berengo Art Space, un luogo dal fascino industriale unico ricavato dal recupero di una vecchia fornace di vetro abbandonata. Questo spazio archeologico, un tempo dismesso, è stato sapientemente ristrutturato per trasformarsi in una cattedrale dell’arte contemporanea. Camminare tra le sue mura storiche significa respirare l’anima autentica di Murano: le opere monumentali e le avanguardie internazionali trovano qui una collocazione ideale, dialogando con la memoria dei vecchi forni, le capriate in legno e i mattoni a vista che per secoli hanno ospitato il lavoro dei maestri artigiani. È un cortocircuito visivo straordinario in cui il contenitore stesso diventa parte dell’opera, celebrando la rinascita e l’infinita metamorfosi della materia proprio nel luogo in cui è nata.

La vera forza del progetto, nato nel 2009, risiede nella sua costante spinta al rinnovamento. Curata da Adriano Berengo insieme a Joanna De Vos e Umberto Croppi, l’esposizione di quest’anno, distribuita anche tra lo storico Palazzo Ca’ Tron sul Canal Grande, ospita oltre 50 tra i più influenti artisti e designer internazionali, offrendo una panoramica straordinaria che spazia dalla scultura alle installazioni immersive, fino alla performance e al design contemporaneo.

I grandi occhi sommitali restano testimoni immobili, incastrati in un’osservazione condannata a emettere una sostanza che si cristallizza anziché portare sollievo. La policromia del vetro — dai toni del verde bosco al rosso vivo, fino al blu profondo — articola questo lamento corale in sfumature differenti: la ferita della natura, la passione sanguigna del trauma e la malinconia abissale dell’esistenza. Disposte nello spazio come una processione di sentinelle silenziose, queste figure danno forma a una vulnerabilità che, invece di spezzarsi, trova nella trasparenza rigida del vetro la propria monumentale architettura.
Accanto a pietre miliari e storici collaboratori del progetto – come Ai Weiwei e Tony Cragg– la grande novità di quest’anno è il debutto assoluto di oltre venti artisti che non hanno mai utilizzato il vetro nel proprio percorso. Questa contaminazione radicale spinge i maestri artigiani del Berengo Studio a superare costantemente i limiti tecnici della fornace per dare forma a linguaggi inediti, traducendo concetti grafici ed espressivi complessi in inedite sculture di luce.

In definitiva, Glasstress 2026 rappresenta la chiusura di un cerchio ideale iniziato più di settant’anni fa nel secondo dopoguerra grazie a Egidio Costantini che, attraverso la sua celebre Fucina degli Angeli e alla complicità di Peggy Guggenheim, portò in fornace i giganti del Novecento – da Picasso a Chagall – trasformando i bozzetti dei maestri in sculture di luce e materia. Oggi quell’eredità visionaria e il ruolo di “traduttore culturale” tra l’estro dell’artista e il sapere del maestro vetraio rivivono nel progetto Glasstress di Adriano Berengo che dal 2009 raccoglie idealmente il testimone di Costantini e lo amplifica su scala internazionale, dimostrando come il vetro muranese continui a essere, oggi più che mai, un medium imprescindibile per l’arte globale del ventunesimo secolo.
-Nikla Cingolani

