Sono stati i Comuni della vallata del Musone e dell’Aspio a presentarsi compatti al tavolo regionale, portando con sé preoccupazioni, costi crescenti e una richiesta chiara: passare dalle emergenze a una strategia definitiva. Osimo, Castelfidardo, Loreto, Recanati e Porto Recanati hanno condiviso lo stesso allarme, riacceso dalle ultime piogge che, pur senza causare esondazioni come nel settembre 2024, hanno riportato l’attenzione sulla fragilità del sistema idraulico.
L’incontro, richiesto dal Comitato Alluvione Marche, ha messo in evidenza un nodo centrale: il collegamento e la manutenzione tra i fiumi Aspio e Musone. La Regione sta intervenendo con opere di rallentamento del flusso e sistemazione delle reti idrauliche esistenti, per un investimento complessivo di circa 20 milioni di euro, ha spiegato l’avvocato del Comitato Arnaldo Ippoliti. Ma non basta.
Sul banco degli imputati finisce anche la gestione del territorio agricolo. La progressiva scomparsa dei fossi e una manutenzione discontinua favoriscono il riversarsi di terra nei corsi d’acqua, aggravando il rischio di allagamenti. Da qui la richiesta di un impegno condiviso, che coinvolga anche i proprietari dei terreni, per garantire una cura costante della rete minore. Tra le indicazioni emerse, anche lo stop alla realizzazione di piste ciclabili a ridosso degli argini, ritenute un ostacolo alla piena capacità dei fiumi e fonte di costi continui per il ripristino.
I sindaci hanno evidenziato le difficoltà economiche nel sostenere interventi di pulizia e messa in sicurezza, spesso urgenti e non programmabili, chiedendo un sostegno concreto alla Regione, in particolare all’assessore Consoli. Al centro del confronto anche i lavori già avviati sull’Aspio e in Valmusone e la prospettiva di un piano organico: uno studio complessivo che parta dalla diga di Cingoli e arrivi fino alla foce di Porto Recanati, con soluzioni capaci di coniugare sicurezza idraulica e continuità delle attività agricole, anche nei casi di esproprio.
Un punto condiviso tra amministrazioni e Regione riguarda la necessità di programmare la manutenzione, superando la logica degli interventi straordinari. Parallelamente, il Comitato ha chiesto aggiornamenti sui ristori post-alluvione, in particolare sulla seconda fase, e sul sistema fognario di Marcelli di Numana.
Nel frattempo il territorio resta in attesa. E con ogni nuova pioggia, torna a fare i conti con una paura che non è ancora stata del tutto arginata.



4 commenti
E a Loreto che costruiranno un maxi-centro commerciale proprio nella zona alluvionale sotto il quartiere Grotte. a confine con Porto Recanati?
Le chiacchiere, come i controlli sulla tenuta dei terreni agricoli, stanno a ZERO!
Certo è più facile accusare gli agricoltori per le presunte mancate sistemazioni idrauliche superficiali piuttosto che avere il coraggio di vietare una speculazione su una zona alluvionale. I Consorzi di bonifica non hanno nulla da dire? E le organizzazioni professionali agricole?
Le piste ciclabili a ridosso degli argini impediscono il naturale sgrondo delle acque dai campi adiacenti non ci vuole un ingegnere idraulico per capirlo, eppure…..
Le piste ciclabili a ridosso degli argini dei fiumi necessitano di manutenzione continua e questo si sapeva anche prima che venissero realizzate. Sono servite a sprecare un mucchio di denaro pubblico, a danneggiare i proprietari confinanti e a far fare una bella passerella agli amministratori del momento, ai verdi, ai progettisti e realizzatori che poi incassata la parcella se ne sono giustamente andati. I danni e il degrado restano.