L’ex a.d. di Astea Fabio Marchetti punta il dito contro l’AATO 3 Macerata: «Utilizzati impropriamente 810 mila euro del fondo destinato a coprire le perdite occulte».
MACERATA – I soldi che i cittadini versano ogni anno in bolletta per proteggersi dalle cosiddette “bollette pazze” possono essere utilizzati per finanziare le attività di un ente pubblico? È la domanda che ha portato Fabio Marchetti, ex amministratore delegato di Astea, a presentare un esposto alla Procura regionale della Corte dei Conti delle Marche.
Al centro della vicenda c’è il Fondo di Garanzia per le perdite occulte, una sorta di “salvadanaio” alimentato dagli utenti del servizio idrico. Ogni famiglia contribuisce con una piccola quota inserita nella bolletta dell’acqua: 50 centesimi all’anno per le abitazioni principali e 2 euro per seconde case e altre utenze.
Questo fondo serve ad aiutare chi si trova a dover affrontare consumi anomali causati da perdite nascoste nelle tubature private, evitando che una rottura non visibile si trasformi in una bolletta molto pesante. I soldi vengono raccolti dalle società che erogano il servizio idrico e poi gestiti dall’AATO (Autorità di Ambito Territoriale Ottimale), l’ente pubblico responsabile del controllo e della pianificazione del Servizio Idrico.
Negli anni, però, le somme raccolte sono state superiori a quelle utilizzate per i rimborsi. Così il fondo è cresciuto fino a superare il milione di euro. Alla fine del 2023 risultavano accantonati oltre 1,1 milioni di euro presso i vari gestori del servizio idrico, società come Astea
Nel 2024 l’AATO 3 Macerata, su proposta del presidente Alessandro Gentilucci e con il supporto del direttore generale Massimo Principi, ha deciso di utilizzare parte di queste risorse per sostenere le attività dell’ente. La cifra prevista ammonta complessivamente a 810 mila euro, distribuiti tra il 2025 e il 2027.
Secondo l’AATO 3, le risorse serviranno ad affrontare una serie di attività amministrative e tecniche legate al futuro affidamento del servizio idrico, evitando così di chiedere ulteriori contributi ai Comuni del territorio. Tra gli interventi previsti figurano la predisposizione del nuovo Piano d’Ambito e gli adempimenti richiesti dagli organismi di controllo nell’ambito della futura riorganizzazione del servizio.
Una scelta che Fabio Marchetti contesta apertamente. Secondo l’ex amministratore delegato di Astea, quei soldi sono stati raccolti attraverso le bollette dei cittadini per una finalità ben precisa e non dovrebbero essere destinati ad altro. A suo giudizio, visto l’avanzo accumulato nel tempo, sarebbe stato più corretto ridurre il contributo richiesto in bolletta oppure restituire agli utenti almeno una parte delle somme eccedenti, magari attraverso un conguaglio in bolletta.
«Una gestione adeguata ed oculata di un ente pubblico avrebbe scelto di diminuire il prelievo in bolletta delle risorse in esubero in capo ai cittadini, piuttosto che utilizzare quelle somme per finalità diverse da quelle originarie», sostiene nell’esposto.
Ora sarà la Corte dei Conti a valutare la legittimità dell’operazione e a stabilire se il trasferimento delle risorse sia conforme alle norme che regolano il fondo oppure se possano emergere profili di irregolarità amministrativa.


