Il Partito Democratico di Recanati denuncia con fermezza quanto sta accadendo intorno al Recanati Comics Festival. Al centro della controversia è il manifesto del Recanati Comics Festival 2026, realizzato dal fumettista spagnolo Miguel Ángel Martín, una reinterpretazione radicale in chiave cyber-punk, industriale della celebre Annunciazione di Lorenzo Lotto.
Non è una questione di gusto, né una semplice discussione sull’opportunità di una locandina. È una vicenda che riguarda la libertà artistica, l’autonomia delle associazioni culturali e il rapporto, sempre più preoccupante, tra questa amministrazione e chi produce cultura in città.
Il Comune ha deciso di rimuovere il proprio logo dalla locandina del festival perché l’immagine realizzata da Miguel Ángel Martín sarebbe “troppo forte e divisiva”. È una scelta che, al di là delle formule utilizzate, costituisce un atto di censura istituzionale. Il Comune non si limita infatti a non condividere un’opera: interviene sulla comunicazione di un’iniziativa che ha approvato, sostenuto e finanziato, prendendo le distanze dall’opera scelta dagli organizzatori.
E il problema diventa ancora più serio se si considera la storia dell’associazione che organizza il festival.
Arcadia, nata a Recanati nel 2021, ha costruito in pochi anni un progetto culturale stabile e riconoscibile dedicato al fumetto, all’illustrazione e alla graphic novel. Un lavoro che ha portato in città mostre dedicate a Hugo Pratt, Alfredo Castelli, Riccardo Messi, Roberto Battestini e, quest’anno, a Miguel Ángel Martín, facendo crescere progressivamente il Recanati Comics Festival fino a renderlo un appuntamento capace di richiamare pubblico, artisti e attenzione nazionale, con ricadute concrete anche sulle attività del centro storico.
Oggi, mentre da tutto il mondo arrivano ad Arcadia attestati di stima, solidarietà e vicinanza, Recanati rischia invece di presentarsi agli occhi del mondo per l’esatto contrario di ciò che dovrebbe rappresentare. Una città che porta il nome di Leopardi, cioè di un uomo che della libertà del pensiero, della curiosità intellettuale e dell’apertura alla cultura universale aveva fatto la propria cifra, finisce per apparire quanto di più lontano si possa immaginare dal suo genio. È un paradosso che dovrebbe interrogare tutti: non soltanto chi amministra, ma una comunità che rischia di vedere impoverita la propria immagine culturale proprio mentre fuori dai suoi confini cresce la solidarietà verso chi, a Recanati, quella cultura ha contribuito concretamente a costruirla.
Non stiamo dunque parlando di un’iniziativa occasionale, ma di una realtà culturale che ha investito su Recanati e che ha contribuito a costruirne una presenza riconoscibile nel panorama del fumetto d’autore.
Ed è proprio per questo che ciò che sta accadendo è difficile da comprendere.
Secondo quanto riferito dagli organizzatori, prima della vicenda pubblica sul manifesto Arcadia sarebbe stata formalmente diffidata dall’amministrazione attraverso un verbale di Giunta e una comunicazione protocollata. L’associazione avrebbe rispettato le richieste ricevute: eliminazione del logo del Comune, rinuncia alla conferenza stampa, nessun comunicato stampa e nessuna iniziativa destinata ad alimentare la polemica.
Dunque l’associazione avrebbe fatto ciò che le era stato chiesto.
Eppure la polemica è esplosa ugualmente, fino ad arrivare alla presa di distanza pubblica da parte del sindaco Pepa sull’emittente locale, pronunciando frasi ridicole ed offensive.
Questo modo di intervenire sulla cultura richiama un atteggiamento profondamente censorio che appartiene alla parte più retriva della destra italiana, quella che pretende di stabilire ciò che è decoroso, accettabile e degno di essere mostrato.
Il Comune può certamente scegliere di non apporre il proprio logo su un’immagine che non condivide. Ma non può contemporaneamente sostenere economicamente un progetto, approvarlo, collaborare alla sua realizzazione e poi trasformare la scelta artistica degli organizzatori in un problema politico.
Il PD cittadino denuncia quindi non soltanto la censura esercitata sull’opera, ma anche l’uso politico che la Giunta sta facendo dell’intera vicenda.
Non è compito di un’associazione culturale pagare il prezzo delle divisioni interne di una maggioranza. E non è accettabile che un progetto prima autorizzato e sostenuto venga successivamente utilizzato per mettere in difficoltà l’assessore che lo aveva seguito.
La questione è particolarmente grave perché riguarda un settore nel quale l’amministrazione dovrebbe garantire autonomia e pluralismo. Un Comune non deve decidere quali opere siano sufficientemente rassicuranti per poter essere associate alla propria immagine. Deve stabilire regole trasparenti per il sostegno alle iniziative culturali e applicarle senza interferire nelle scelte artistiche.
Il manifesto di Martín può piacere o non piacere. Può provocare, può disturbare, può suscitare critiche. È esattamente ciò che può accadere davanti a un’opera contemporanea. Ma la risposta istituzionale non può essere la rimozione del logo come forma di pressione o di presa di distanza politica.
E soprattutto non può esserci una cultura finanziata soltanto quando è innocua.
Il PD di Recanati chiede all’amministrazione di rendere pubblici e comprensibili i passaggi che hanno portato alla decisione sul manifesto, chiarendo quali siano state le contestazioni iniziali, quali disposizioni siano state impartite ad Arcadia e perché, dopo l’approvazione del progetto, si sia arrivati a una posizione tanto diversa.
Perché la vicenda del Recanati Comics Festival non può essere risolta con una formula: “non è censura, perché il Comune continua a finanziare il festival”.
Il sostegno economico non cancella la censura di un’opera. E il patrocinio non può diventare una concessione revocabile in base alla convenienza politica del momento.
Il Comune ha il diritto di dissentire. Non ha il diritto di pretendere che la cultura sia conforme alle proprie esigenze politiche.
Il PD di Recanati difende per questo la libertà artistica di Miguel Ángel Martín, l’autonomia di Arcadia e il lavoro svolto in questi anni per portare il fumetto d’autore dentro il sistema culturale della città.


30 commenti
prendere un’immagine, che per qualcuno è sacra, ridicolizzarla, per voi è arte, un’artista crea, non distrugge, e vi ricordo che per una cosa simile su Maometto, ci sono usciti parecchi morti
Il tuo commento è talmente sbagliato che non saprei neanche da dove cominciare. Ti dico solo di vergognarti.
Sei tu che ti devi vergognare, spero almeno che tu sia ateo e non vai mai a pregare perchè diversamente vorrei vedere con che faccia di m.. andresti in chiesa, abbi almeno un po’ di rispetto per quelli che ci vogliono credere.
Vergognati tu
anonimo delle 10h51, non ci hai capito nulla, ma non sono sorpreso.
L’artista è un uomo dunque non c’è bisogno dell’apostrofo, si scrive un artista. Per ciò che invece riguarda il suo commento, difficile non stendere un velo pietoso. L’immagine non è stata ridicolizzata ma reinterpretata in un futuro post-industriale e cataclismico. Che male c’è? Che l’arte debba creare e non distruggere poi dovrebbe spiegarcelo, l’ha letto sui baci perugina? L’ultimo suo commento sui fatti di Charlie Hebdo mi fa dubitare della sua intelligenza. A proposito, un breve ripasso della punteggiatura mica le farebbe male…
Caravaggio veniva criticato perché utilizzava prostitute come modelle per sante e madonne. Non avete la minima idea di ciò di cui vi riempite la bocca. Pretendete semplicemente che il vostro gusto o indignazione siano il riferimento artistico e culturale per tutti arrogandovi il diritto di decidere cosa sia arte. Se una mostra non è di vostro gradimento potete semplicemente non vederla. Questa non è cultura ma inquisizione.
radiopepa fino alla fine dalla parte sbagliata
La locandina è veramente brutta e di cattivo gusto
è la sua opinione. la mia è diversa.
Vogliono far passare per cultura una schifezza !
Pensa che a te hanno persino dato libertà di parola…che mondo…!
giustissimo censurare questo brutto disegno da pernacchia
Una censura fatta giustamente, quel manifesto è troppo oltraggioso di cattivo gusto
E chi lo decide? Lei??? Pensa un po’ come siamo messi…
Lo ribadisco per me è oltraggioso e blasfemo, chi lo deve decidere per me se lo è o no? Lei???
Pensa un po’ come siamo messi…
I BIGOTTI INCOLTI: È buffo pensare che questa gente difenda oggi, in nome del cristianesimo, proprio l’opera di quel Lorenzo Lotto che finì nelle Marche per fuggire dall’inquisizione veneziana a caccia dei riformisti protestanti. Questo aspetto è veramente buffo… vicino agli eretici allora Lorenzo Lotto, vicino agli eretici forse oggi Miguel Ángel Martín. Forse… domani chissà… Nel mezzo gli inquisitori che hanno sempre le stesse facce stupite (vedi etimologia). Oggi come allora.
Quanti inutili riferimenti storici, a corredo di una locandina semplicemente orribile
C’è una quantità di bigotti spaventosa in giro…
Religione a parte, trovo un’artista che stravolge un’opera di un suo illustre predecessore mediocre e di cattivo gusto.
Un’artista crea, non dissacra le grandi opere del passato con rimaneggiamenti che hanno un solo ed unico scopo: far parlare di sé, farsi pubblicità.
Immaginate la Cappella Sistina rivisitata in chiave pornografica, una bella Drag Queen al posto della Monna Lisa o due pittoreschi trans protagonisti della Pietà di Michelangelo: che polverone alzerebbero. E giù a parlare di oltraggio, di libertà d’espressione, di satira, di ironia…
Chi fa opere del genere sa già che tutti ne parleranno, non per i meriti artistici ovviamente, ma ne parleranno… E questo è ciò che conta.
Allora faccio un appello agli artisti: promuovete il pensiero critico della gente, combattete la disparità sociale, criticate la corruzione dei costumi o fate semplicemente arte per innalzare l’animo umano, ma lasciate stare i grandi che vi hanno preceduto, abbiate rispetto per i geni che ci hanno mostrato una visione del mondo totalmente nuova.
Quando un’opera viene resa pubblica diventa dominio di tutti. Questo gli artisti lo sanno da sempre. Ma in fondo l’artista fa sempre quello che gli pare, senza avere bisogno di essere legittimato da nessuno. Quì abbiamo semplicemente una “variazione sul tema”, su una matrice compositiva. Pubblicità? Ma caro mio, la pubblicità è comunicazione e risponde sempre ad una domanda. La poesia e l’Arte seguono il principio dell’esigenza ed arrivano sempre inaspettate. Esattamente come in questo caso.
Censurare, censurare !! La parola d’ordine di un certo pensiero mai dimenticato purtroppo.
Locandina che non merita nulla, il brutto è brutto
Secondo lei. Per me invece (amante dei fumetti) è interessante, coinvolgente e piena di spunti di conversazione.
“…persino il parroco che non disprezza, tra un miserere e un’estrema unzione, il bene effimero della bellezza, la volle accanto in processione…e con la Vergine in prima in prima fila, e bocca di rosa poco lontano, si porta a spasso per il paese l’amore sacro e l’amor profano…❤️”
quante inutili citazioni
Caro mio, ci vuole prima una predisposizione a voler capire. Anche l'”utile” è negli occhi di chi guarda.
Come al solito, gli ignoranti e i bigotti tengono banco senza neanche sapere di chi o cosa stanno parlando, e senza conoscere l’artista che criticano. Del resto, la loro astiosa mancanza di cultura si rifà a un senso estetico fermo ai santini da oratorio.
“chi produce cultura in città”. Wow.
è la prima volta che una locandina “censurata” diventa più vista di quanto non sarebbe stato senza censura
Parlo da ateo e da estimatore di Martin. La locandina con estetica bdsm personalmente non mi sciocca per niente (sebbene sia lunare non capire che un credente possa irritarsi per l’Annunciazione trasfigurata in un modo così estremo). Quindi libertà di espressione assoluta, ci mancherebbe, ma … e l’ostracismo per Passaggio al Bosco e il patentino antifascista andavano bene, vero? Coerenza miei cari Volterre della Domenica