Sabato 16 maggio 2026, la prestigiosa cornice del Centro Nazionale Studi Leopardiani ha ospitato la presentazione del nuovo libro di Paolo Piacentini dal titolo Lettera di un camminatore eretico. L’evento è stato promosso e organizzato dall’associazione E quindi il Monte (rete solidale della Costa per la montagna) e da Cantieri Mobili di Storia, realtà che da quasi dieci anni operano instancabilmente nei territori colpiti dal sisma. Un impegno, il loro, iniziato nel 2017 attraverso attività nelle scuole e con le comunità, e che recentemente si è arricchito di spettacoli teatrali portati avanti insieme agli storici Augusto e Filippo Ciuffetti e al gruppo musicale Sambene, offrendo una potente lente d’ingrandimento per comprendere il passato, analizzare il presente e focalizzare gli interventi futuri di queste zone.
Il legame tra Paolo Piacentini e Recanati, d’altronde, è una costante che dura ormai dal 2018. Una frequentazione nata non solo da un comune interesse per le aree interne appenniniche, ma da un vero e proprio “amore a prima vista” per la città dell’infinito e per Giacomo Leopardi. Questo volume rappresenta il quarto libro dell’autore presentato a Recanati, una città divenuta ormai un punto di riferimento per studiosi, ricercatori, attivisti e associazioni che cercano di impostare in modo inedito il rapporto tra le zone costiere, collinari e appenniniche.
Il testo si configura come un autentico omaggio a Recanati e ai suoi tanti amici residenti; una città che, come scrive lo stesso autore, traccia una linea perfetta tra i Monti Sibillini e il mare. Un luogo dell’anima da cui Piacentini ha deciso di partire per questo viaggio fatto di storie e riflessioni; un omaggio a Giacomo Leopardi e a quel legame profondo, nato fin da giovane, con la poesia L’Infinito, capace di unire l’amore incredibile verso la poesia e all’angoscia sottile di immergersi in una simile dimensione.
L’incontro si è aperto con “Pianeta/Errare/Eretico”, una suggestiva scheggia leopardiana a cura di Lidia Massari, seguita dai saluti istituzionali dell’assessore alla cultura Ettore Pelati, del presidente del CNSL Fabio Corvatta, e Aurora Mogetta rettore UNIPER. Successivamente, Paolo Coppari ha preso la parola per introdurre la figura di Piacentini e delineare le linee guida della sua nuova opera.
Dopo un breve saluto iniziale dello stesso autore, l’evento è entrato nel vivo con un dialogo a tre che ha visto coinvolti Nikla Cingolani, Lidia Massari e Marco Moroni. Durante il suo intervento, Lidia Massari ha posto l’accento anche sul valore dei beni artistici e culturali, introducendo così il contributo di Silvia Gatti, che ha illustrato brevemente al pubblico la genesi e il significato profondo di un suo mandala.
La serata si è avviata alla conclusione con la proiezione della suggestiva video cartolina realizzata da Norma Stramucci, precedendo i saluti finali che hanno congedato il folto pubblico presente.
I valori cardine e la scrittura come cammino
Nella sua presentazione Paolo Coppari — destinatario delle lettere a cui Piacentini si rivolge nel testo — ha affermato che il libro si presenta nella pratica forma di un tascabile: un formato che consente idealmente al lettore di “mettere in tasca” una moltitudine di luoghi, volti ed esperienze: da Fabriano delle Terre Mutate fino ai paesaggi dei Monti della Laga e alle realtà delle piccole scuole di montagna, si avvicendano tante storie diverse che si intrecciano attorno a un unico, urgente filo conduttore: la necessità di trovare un nuovo modo di abitare la terra, spingendo lo sguardo oltre lo sviluppo predatorio che caratterizza l’economia contemporanea, per esplorare un futuro inedito che non sia la semplice e rassegnata riproduzione del presente.
In questa visione, le aree interne si candidano a diventare il luogo privilegiato per sperimentare nuove forme di cura del territorio e un’economia sobria e solidale perché, come ha dichiarato Piacentini, nonostante le innumerevoli criticità storiche, esse risultano oggi ecologicamente e socialmente meno compromesse rispetto ai grandi centri urbani.
A fare da sfondo a tutta la narrazione vi è l’intento profondo dell’autore di ridare vigore a sensibilità antiche ma ormai assenti dalla nostra quotidianità: la spiritualità, il silenzio e la pazienza, a cui si aggiunge il valore più recente dell’accessibilità. Questi quattro pilastri si muovono insieme al concetto di fragilità, intesa non come limite ma come un elemento condiviso che dovrebbe unire, anziché allontanare, le persone e le comunità.
Ciò che colpisce profondamente dell’opera è lo stile stesso: per l’autore scrivere è come camminare. “La scrittura è un atto di umiltà” – secondo l’autore – “un modo per liberare la mente dalla pretesa di avere ragione. Significa sentire e depositare lentamente i propri pensieri e dopo una lenta e articolata revisione si mettono a disposizione del lettore per un libero confronto”. Una scrittura che si scopre così profondamente militante e mossa dal desiderio di un cambiamento radicale, configurandosi come un atto di profonda e necessaria speranza nel futuro.
-N.C.


