Prende forma l’inchiesta sul macabro ritrovamento delle carcasse di 55 cani lungo la scarpata sopra il cavalcavia dell’A14, a Scossicci. Dopo due mesi di indagini serrate condotte dai carabinieri Forestali di Macerata e Ancona, la Procura ha individuato un sospettato: si tratta di un 53enne di Loreto, cacciatore e operatore del settore cinofilo, ora indagato per uccisione di animali.
La svolta è arrivata a metà marzo, quando su disposizione del pubblico ministero Stefania Ciccioli è scattata una perquisizione nella sua abitazione e nei locali nella sua disponibilità. I militari hanno sequestrato il telefono cellulare, documenti e alcune gabbie, mentre accertamenti con rilevatori di microchip sono stati effettuati anche nell’area esterna della proprietà, senza però trovare riscontri. Gli investigatori concentrano ora l’attenzione sui dispositivi sequestrati, ritenuti fondamentali per ricostruire l’intera vicenda.
Secondo l’ipotesi accusatoria, non si tratterebbe di episodi isolati ma di un sistema strutturato: diversi cacciatori si sarebbero rivolti all’uomo per liberarsi dei cani non più idonei alla caccia. Gli animali, divenuti un costo, sarebbero stati soppressi, privati del microchip – rimosso con estrema precisione – e poi smaltiti illegalmente nella zona di Scossicci, trasformata in una discarica clandestina.
Le indagini puntano ora a chiarire eventuali responsabilità di terzi, in particolare di chi avrebbe affidato i cani all’indagato: resta da accertare se fosse consapevole del destino degli animali. Non si esclude inoltre la presenza di complici, anche alla luce della sistematicità delle operazioni e della capacità di cancellare le tracce.
Intanto, l’inchiesta ha suscitato un’ondata di indignazione ben oltre i confini locali, per la brutalità dei fatti e per il presunto movente economico legato al risparmio sui costi di smaltimento. Un elemento che potrebbe aggravare ulteriormente la posizione dell’indagato.
Sul fronte giudiziario, il quadro normativo è cambiato recentemente: con l’entrata in vigore della cosiddetta “Legge Brambilla” (luglio 2025), le pene per i reati contro gli animali sono state inasprite. In caso di rinvio a giudizio e condanna, l’uomo rischierebbe una pena superiore ai cinque anni di reclusione, considerando anche le aggravanti legate al numero degli animali e alla gestione illecita dei resti.
L’inchiesta resta aperta, ma dopo settimane di silenzio e poche certezze, gli investigatori ritengono di essere ormai vicini a definire un impianto accusatorio solido su quello che appare come uno dei casi più gravi di maltrattamento e uccisione di animali emersi negli ultimi anni nel territorio marchigiano.



8 commenti
Ci sono sempre un miliardo di motivi per odiare i cacciatori.
giustamente
Pena di morte!!!
MALEDETTI ASSASSINI SCHIFOSI 😡🤬🤮💩💩💩🤮💩😡🤬
Autorizzati da uno stato Una politica che ODIA GLI ANIMALI 😡🤬😡🤬
cinque anni per 55 cani sono pochi. Magari questi ritrovati sono solo una parte di tutti quelli eliminati in chissà quanto tempo. Quest’uomo, se effettivamente colpevole, è un vero serial killer. Va messo in isolamento con la maschera di cuoio come Hannibal Lecter
giusto. e uomo scrivilo tra virgolette perché un essere del genere non rappresenta minimamente la categoria.
Non considerano la crudeltà con cui queste povere anime sono state uccise??????????
..concordo pienamente Sabrina !!!